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EMPATHY AND ABSTRACTION – KUNSTHALLE BIELEFELD

EMPATHY AND ABSTRACTION
Modernist Women in Germany
Curators: Jutta Hülsewig-Johnen, Henrike Mund
Kunsthalle Bielefeld
Artur-Ladebeck-Straße 5 – Bielefeld
31/10/2015 – 28/2/2016
www.kunsthalle-bielefeld.de

Kunstalle Bielefeld

Testo di Vittoria Biasi

La Kunstalle Bielefeld in Bielefeld ha programmato un ciclo di mostre sulle opere pittoriche di donne del ventesimo secolo. Il progetto, iniziato con le retrospettive dedicate, nel 2008, a Sonia Delaunay, e, nel 2014/15, a Sophie Taeuber-Arp, prosegue con l’impegno particolare di portare sulla scena del museo opere di artiste, che hanno portato un contribuito nel percorso della storia dell’arte della Germania, con la mostra Modernist Women in Germany dedicata ad artiste tedesche, dedite alla pittura.

Kunsthalle Bielefeld, Straßenansicht © Kunsthalle Bielefeld Foto: Katja Illner
Kunsthalle Bielefeld, Straßenansicht © Kunsthalle Bielefeld – Foto: Katja Illner

La trasformazione sociale determinata dai movimenti operai, con la partecipazione delle donne, con il passaggio dalla vita contadina a quella urbana, distingue la storia della modernità, dei vari paesi. Il Novecento debutta con la richiesta di attenzione verso la condizione umana, psicologica dell’uomo comune, verso le figure apparentemente a margine di un percorso. A questa nuova scrittura, anche della storia dell’arte, appartiene la selezione proposta dalla Kunstalle Bielefeld, con artiste tedesche che dal primo Novecento hanno dimostrato ricchezza di contributi per lo sviluppo dell’arte moderna in Germania.

La liberazione della donna da molti pregiudizi ha aperto nuove prospettive. La convinzione sull’emozionalità della figura femminile inadeguata all’arte, che richiede un pensiero logico, una dimensione intellettuale è stato un retaggio storico che ha pesato sul destino dell’arte al femminile.

Per le giovani fanciulle non era facile studiare arte nelle accademie della Germania fino al 1920 e in particolare lo studio del nudo femminile era considerato sconveniente. Il riconoscimento della parità dei diritti sancito dalla Costituzione di Weimar ha gradualmente aperto le porte alle donne. Sono nate associazioni di artiste per la fondazione di scuole di pittura come la Verein der Künstlerinnen und Kunstfreundinnen e altre istituzioni simili in molte città della Germania.

In risposta al dilagante dominio maschile, molte artiste tedesche hanno deciso di dedicarsi alla loro arte fuori dalla Germania, in un confronto più dialettico con quanto accadeva nel mondo. La mostra è un’occasione per rammentare gli anni della Berliner Secession, 1989, e dei movimenti secessionisti europei che incoraggiando un nuovo sentimento dell’arte hanno consentito l’ingresso di artiste. Dora Hitz e Julie Wolfthorm sono state tra le prime artiste ad aderire al movimento secessionista a cui si unisce, nel 1901, Käthe Kollwitz. Sono figure artistiche di grande impegno etico e professionale, invitate a presentare le dimissioni dall’accademia, con l’avvento del Nazismo. Käthe Kollwitz è forse stata la più presente nel panorama culturale della Germania, vivendo a Berlino fino al 1943. Dora Hitz, Julie Wolfthorm Maria Slavona, Ida Gherardi sono state per molto tempo dimenticate forse per le sollecitazioni culturali che possono distrarre dall’attenzione o dalla corretta valutazione storica. Quando Dora Hitz diviene socio fondatore del Berliner Secession è già un’artista affermata, è già stata pittore di corte della Regina di Romania, membro del Salon della Societé des Artistes Français e partecipa alle mostre della Societé National des Beaux Artes. Maria Slavona, che studia a fianco di Käthe Kollwitz, tra Berlino, Monaco e Parigi, dà il via all’Impressionismo Germanico dopo l’incontro e l’influenza con l’impressionista francese Camille Pissarro.

I sei ambienti del secondo piano della Kunstalle sono dedicati all’esposizione delle artiste che hanno segnato il passaggio del secolo e hanno contribuito al processo di modernizzazione: Helene Funke (1869–1927), Ida Gerhardi (1862–1927), Dora Hitz (1856–1924), Jeanne Mammen (1890–1976), Clara Siewert (1862–1944), Maria Slavona (1865–1931), Julie Wolfthorn (1864–1944), Maria Caspar-Filser (1878–1968), Paula Modersohn-Becker (1876–1907), Frieda Kretschmann-Winckelmann (1870–1933), Käthe Kollwitz (1867–1945), Ella Bergmann-Michel (1895–1971), Ida Kerkovius (1879–1970), Marie von Malachowski-Nauen (1880–1943, Elfriede Lohse-Wächtler (1899–1940), Dorothea Maetzel-Johannsen (1886–1930), Dodo (Dörte Clara Wolff) (1907–98), Anita Rée (1885–1933), Lilly Hildebrandt (1887–1974), Hannah Höch (1889–1978), Gabriele Münter (1877–1962).

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Le sale sono ricche di un’atmosfera cromatica in cui è quasi possibile intravedere tonalità e linee che annunciano Die Brücke, come nell’espressività paesaggistica di Maria Caspar- Filser, nel tormento di alcune figure Käthe Kollwitz, o un gusto picassiano come le immagini femminili di Helene Funke in In der Loge. Maria Caspar-Filser e il marito Carl Caspar vivono per un periodo a Monaco dove frequentano amici come Karl Hofer, Paul Klee, Alexej von Jawlensky, Lou Albert-Lasard, Rainer Maria Rilke. Paula Modersohn–Becker, che si reca a Parigi per studiare pittura, può essere considerata la prima artista espressionista. La sua ricerca sulla figura consegna immagini ricavate dallo spazio come addensazioni cromatiche. La mostra propone molte opere, in particolare ritratti, in cui l’energia dello sguardo invade la tela nella grande semplicità della forma. Trascorre la sua vita tra Worpawade e Parigi, dove in una piccola galleria conosce Paul Cézanne, che apprezza la sua pittura e la incoraggia.

Il concetto espositivo ha la centralità nella ricerca pittorica delle artiste, che per la prima parte del Novecento hanno dovuto confrontarsi e lottare contro pregiudizi e domini maschili, per la seconda parte del secolo contro la fotografia, le tecnologie, le correnti americane come Pop Art, Minimal Art, Conceptual Art che hanno cercato di sopraffare l’identità pittorica, la sua filologia femminile in rapporto alla cultura non solo tedesca. Christa Näher dipinge grandi superfici monocrome attraversate da simbologie con riferimenti inediti. Leiko Ikemura (1957), nata in Giappone, vive in Germania dal 1983 fondendo, nella sua pittura, elementi delle due culture. Meret Oppenheim (1913–85), Maria Lassnig (1919–2014), attraversano il secolo e hanno modo di raggiungere una differente visione e concezione pittorica. Oppenheim, dopo essere stata influenzata dal surrealismo, ha un percorso artistico difficile fino all’approdo ad una espressività geometrizzante della natura. Maria Lessnig inizia con l’astrazione per giungere alla concezione della figura come composizione dell’incontro tra differenti tensioni. Karin Kneffel (1957) dipinge secondo un pensiero filosofico tratto dalla consapevolezza della condizione dell’uomo tra articolazioni fantastiche e realtà.

Sophie von Hellermann (1975) espone le sue opere pittoriche installandole su un supporto a forma di albero: ogni volto è l’espressione di una storia legata al resto da infinite possibilità di rapporto. L’opera Playing with Fire può essere il simbolo della mostra con quadri che distaccati dalla parete cercano il loro esistere.

Vittoria Biasi – Art historian

Sophie von Hellermann Playing with Fire
Sophie von Hellermann Playing with Fire


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