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IGNAZIO GADALETA: PUNTI-PITTURA+RADIANTI – MAC – LISSONE

IGNAZIO GADALETA: PUNTI-PITTURA+RADIANTI
A cura di Francesco Tedeschi e Alberto Zanchetta
Museo d’Arte Contemporanea
Viale Padania 6 – 20851 Lissone – MB
www.museolissone.it museo@comune.lissone.mb.it – tel. 039 7397368 – 039 2145174
MAC LIVELLO 1: 24 settembre – 27 novembre 2016 – inaugurazione: 24 settembre 2016, ore 18:30
Mercoledì e Venerdì h 10-13 – Giovedì h 16-23 – Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19

Nel 1936, Walter Benjamin aveva detto che «colui che si raccoglie davanti all’opera d’arte vi si immerge». È ciò che accade di fronte ai dipinti di Ignazio Gadaleta: lo spettatore ha l’impressione di penetrare all’interno della pittura, quasi potesse immergersi nel suo tessuto cromatico e segnico. Quella di Gadaleta è una pittura da guardare da lontano e da molto vicino, chiede di essere vista ma anche vissuta per riuscire a percepire e interpretare le fini tessiture – ora fitte, ora più rade e sfrangiate – che si articolano in cunei, irradiazioni o linee di frequenza.
Come fosse dotata di una memoria propria, la pittura rattiene un’emozione, ma soprattutto riesce a “suggerire uno sguardo”.

Ignazio Gadaleta, part-dp-1990, rilevatori di frequenza
Ignazio Gadaleta, part-dp-1990, rilevatori di frequenza

C’è in queste opere una persistenza dei nitori connessi al mare e al cielo, ed è proprio per questo motivo che, mentre le si osserva, si ha l’impressione di potersi immergere nell’acqua e nella luce. Gadaleta lascia decantare le immagini, le metabolizza fino a raggiungere una sintesi coloristica, la cui intensità viene strutturata in campi ondulatori e in poli magnetici. I fondi vibranti sono ottenuti con una tavolozza iridata che degrada dall’azzurro al viola e al rosa, con contrappunti in arancio e grigio. Ogni cromia è concepita come materia viva che freme. E infatti è un continuo pulsare: intimo, interno alla pittura e alle sue logiche strutturali. Benché l’impasto del colore sia tattile e fragrante, la pittura sembra venir meno, quasi volesse diventare immateriale. L’aggettivo “radiante”, che ricorre spesso nella poetica dell’artista, allude proprio all’emissione di energie, di una pura-pittura.
La mostra che l’artista ha concepito per il MAC di Lissone è suddivisa in piccoli nuclei, come altrettanti capitoli di una storia in cui l’autore “pensa in termini di pittura”: un pensiero incessante, ottenuto mediante fraseggi e costrutti che caratterizzano queste opere realizzate alla fine degli anni Ottanta e nei primissimi anni Novanta.
L’evidente contiguità e consequenzialità tra opera e opera si ritrova anche negli stessi elementi che le compongono, stabilendo una frequenza e una tensione retinica che viene imbrigliata nelle maglie dell’olio, in quel denso reticolato che si effonde sulla superficie delle tele o delle tavole in legno.
Scandendo i ritmi, i colori, gli spazi e i volumi, le opere di Gadaleta prefigurano le disseminazioni realizzate negli anni Duemila; all’esposizione si aggiunge infatti un intervento site-specific in cui l’effetto dei radianti si combina con l’idea dei puntipittura, sviluppandosi in una estensione ambientale che corrisponde a un’emissione luminescente che assimila l’opera al contesto. Lo spettatore avrà quindi la sensazione di essere avvolto da traiettorie puntiformi che pervadono (anziché limitarsi a invadere) lo spazio espositivo.

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Per Ignazio Gadaleta, la pittura è un lavoro endogeno, una suadente ricerca che irrora le geometrie adamantine con un effetto centrifugo che obbliga il riguardante a muoversi intorno all’opera. «Questa evolvenza della permanenza percettiva», ci dice Gadaleta, «è amplificata e moltiplicata, perché l’immagine diviene multipla e non più univoca. Come in un ipertesto visuale, non c’è più una successione determinata, un’unica evidenza, ma una molteplicità di vedute, date dalla vitalità e dalla emotività di chi fruisce l’opera».

Nato a Molfetta nel 1958, Ignazio Gadaleta
vive e lavora a Milano.

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