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PENSIERI SULLA 57° BIENNALE DI VENEZIA – VIVA ARTE VIVA

Pensieri sulla 57° Biennale di Venezia Viva Arte Viva

di Vittoria Biasi – Art historian

Il percorso ufficiale delle biennali di Venezia inizia generalmente con la visita ai Giardini, con i padiglioni dei paesi che nel tempo hanno avviato un dialogo con la manifestazione internazionale. La partecipazione dei paesi è determinata da eventi particolari, che raccontano il profondo rapporto tra arte e storia!

La biennale di Christine Macel, la 57° Biennale di Venezia Viva Arte Viva, è guidata da una lettura della storia dell’arte che sottolinea il valore decisivo di artisti, che il racconto modernista ha messo in ombra privilegiando linguaggi dell’immediato.

Il progetto della curatrice è un percorso di crediti storici, di poetiche, di ricerche artistiche e di opere considerate minori che hanno cucito la tensione percettiva tra i tempi: di artisti come David Medalla o Takesada Matsutani del gruppo Gutai o Maria Lai. Sono figure che hanno contribuito alla svolta storica dell’arte e all’apertura sulle sue problematiche dell’arte in particolare nel riferimento al proprio paese di provenienza.

Maria Lai (1919-2013 Italia), Sculture di pane
Maria Lai (1919-2013 Italia), Sculture di pane, ph. Raffaella Losapio

L’esposizione di Christine Macel inizia in esterno ai Giardini, prima dell’ingresso nel Padiglione Centrale, con i vivaci colori primari delle performances nel Padiglione Mondrian Fan Club di David Medalla + Adam Nankervis, fondatori del Mondrian Fan Club e la loro l’installazione/altare in Oriental style.

installazione/altare di David Medalla e Adam Nankervis
installazione/altare di David Medalla e Adam Nankervis – ora collocata nella Biblioteca dei Giardini della Biennale

L’artista filippino, cui Duchamp ha donato un oggetto denominato “Medallic”, fin dagli ‘60 ha attraversato i differenti segnali dell’arte e con successive esperienze ha creato aggregazioni di artisti o potenziali artisti, come Exploding Galaxy o Art For Democracy, fondato a Londra, dove riunisce intellettuali che condividono una visione anti-imperialista, tra cui donne, performers, giovani. A New York, nel 1994, ha fondato il Mondrian Fan Club con Adam Nankervis, come vicepresidente, e nel 1998 la London Biennale.

Mondrian Fan Club Padiglione
Mondrian Fan Club, Padiglione di David Medalla e Adam Nankervis

I colori di Mondrian dominano l’installazione interattiva e il pubblico, partecipando all’opera, porta segni gialli, rossi, neri all’interno del padiglione, sottoscrivendo l’inizio di una storia da cui deriva il percorso in esposizione.

Kirstine Roepstorff, influenza.theatreofglowingdarkness_DanishPavilion_at_LaBiennalediVenezia_2017__Photo_Anders_Sune_Berg
Kirstine Roepstorff, influenza.theatreofglowingdarkness, Danish Pavilion at La Biennale di Venezia,2017 – Ph. Anders Sune Berg

Alcuni curatori con gli artisti hanno lavorato creando ambienti da vivere, da respirare! L’artista danese Kirstine Roepstorff ha portato all’interno del padiglione l’idea del giardino, in cui è immersa la biennale, e abbattendo parte delle pareti ha messo in comunicazione interno ed esterno creando monumenti ‘vivi’ con le piante, con la vegetazione che attraversa il buio e la morte per venire alla luce. L’artista utilizza gli elementi con riferimento al ciclo dell’esistenza e del legame uomo-natura. Un esempio in tal senso è l’utilizzo della sabbia all’interno del theatre of glowing quale modo altro e oltre dello scheletro.

padiglione francese Studio Venezia di Xavier Veilhan
padiglione francese, particolare ambiente di Studio Venezia di Xavier Veilhan

Il padiglione francese ha proposto l’ambiente Studio Venezia, progettato da Xavier Veilhan, artista plastico formatosi anche a Parigi e a Berlino, dove è stato allievo di George Baselitz. Autore di opere pubbliche permanenti, per la biennale Veilhan ha progettato uno spazio testimone/contenitore e provocatore di eventi, rivestito totalmente in legno e in cui il suono vibra in modo particolare.

GAC_Ph Nuvola_Ravera da Lara Facco (Lara Facco P&C)
Giorgio Andreotta Calò, Ph Nuvola_Ravera, da Lara Facco (Lara Facco P&C)

Tra le installazioni ambientale di ampia scala, ho sentito fortemente evocativa, destabilizzante, quella di Giorgio Andreotta Calò, dal titolo Senza titolo (La fine del mondo). E’ un’opera da scoprire. Nell’oscurità dell’ambiente attraversato da suoni, tubi su cui sono poggiate le sculture del mare, molti visitatori non hanno visto la gradinata che conduce alla visione dell’opera. Dalla sommità della scalinata si assiste al fenomeno naturale della luce: la riflessione come opera. L’artista ha installato nel monumentale spazio un bacino d’acqua, in cui il soffitto del padiglione si riflette ingigantendosi. Il riflesso della pozzanghera ha sempre incantato. Questo acquista dimensioni incredibili nell’opera di Andreotta Calò e si riveste di un mistero che la riproduzione esalta!

La Biennale di Venezia si rivela sempre un’esperienza ricca di riflessioni, offre la possibilità di conoscere il mondo dell’altro attraverso le proposte linguistiche, i dibattiti, gli incontri, la ricerca, la storia.

La presenza degli artisti quest’anno è calendarizzata per tutta la durata della manifestazione. Credo che questa biennale determini uno spostamento importante dell’attenzione verso un esserci nel dialogo, una generosità come partecipazione e condivisione di un progetto di vita la cui religiosità è arte.

Vittoria Biasi

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