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L’ECO DI DREAM STREAM 梦溪 : LA TRADIZIONE RINASCE IN CODICE INVISIBILE – PADIGLIONE DELLA CINA  

61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
Magazzino delle Cisterne, Castello 2169/F-30122 Venezia, Italy

L’8 maggio 2026, il Padiglione della Cina ha inaugurato il progetto espositivo Dream Stream 梦溪 nella suggestiva cornice del Giardino delle Vergini, all’interno dell’Arsenale di Venezia. La mostra, curata da Yu Xuhong 余旭红 (Rettore della China Academy of Art 中国美术学院 e Direttore del CAA Art Museum 中国美术学院美术馆), si articola attraverso dieci opere d’arte dall’approccio transdisciplinare. L’intera architettura curatoriale elegge l'”Autenticità” della saggezza orientale a vero e proprio “Spirito” animatore della rassegna. Attraverso l’uso di tecnologie d’avanguardia, il percorso espositivo decostruisce e riconfigura le barriere convenzionali di “tempo e spazio”, traducendole in una lirica fluida e in una profonda speculazione filosofica di matrice cinese. Prende così forma la narrazione dell’arte cinese contemporanea, intrecciata indissolubilmente con l’esperienza vissuta e il vissuto esistenziale del suo popolo. Alle soglie dell’era dell’Intelligenza Artificiale, l’esposizione rivendica con vigore il calore intrinseco, la tensione espressiva e la purezza originaria del gesto artistico. Attraverso un’empatia “universale” e accogliente, il Padiglione genera una profonda risonanza emotiva che tocca le corde più intime dell’osservatore, entrando in perfetto accordo con il tema della Biennale, declinato In Minor Keys.

Yu Xuhong, Curatore
Yu Xuhong, Curatore

Spazio e dialettica in Dream Stream 梦溪 :  il ruscello sognato, il sogno ruscello

Il fulcro tematico del Padiglione, Dream Stream, rintraccia la propria genesi storica nei Dream Stream Essays 梦溪笔谈, capolavoro tramandato da Shen Kuo 沈括 (1031–1095), scienziato ed eclettico statista della dinastia Song d’Occidente 北宋 (960-1127). Avendo presagito in sogno la fisionomia di quel paesaggio, poi realmente scoperto nella realtà, Shen Kuo scelse il nome Ruscello dei sogni 梦溪  per la sua dimora senile. Questa denominazione, intessuta di suggestioni leggendarie, costituisce intrinsecamente uno straordinario ipertesto fenomenologico della saggezza orientale: essa sancisce il primo, millenario intreccio tra la dimensione del “Sogno” (inteso come esperienza trascendentale, intuitiva e spirituale) e quella della “Realtà” (identificata con l’osservazione empirica, scientifica e razionale). La razionalità oggettiva della scienza si genera così all’interno di un alveo onirico e poetico, per poi compiere — in quanto simbolo culturale trans-epocale — la propria evoluzione contemporanea nel contesto della modernità. Sotto questo prisma, la sinergia tra Sogno e Ruscello esonda dai confini della mera estetica formale, configurandosi come una conversione dialettica tra due spazi eterogenei:

Il Sogno si configura come immaginazione trascendentale che supera le coordinate spazio-temporali, totem del mondo spirituale e sorgente originaria della civiltà. Al contempo, esso si fa metafora della stratificazione e della riconfigurazione tra virtuale e reale nell’era digitale. È, insieme, paesaggio interiore e claustrale del singolo e perenne validazione dell’umanità dinanzi ai confini dell’ignoto.

Il Ruscello : rappresenta uno stato esistenziale in perenne divenire, un’evocativa metafora ecologica di quiete e spontaneità che si fa emblema di trasmissione e coesistenza. Come enunciato da Laozi 老子 (circa 571-470 a.c.) il sommo bene è come l’acqua 上善若水: nel pensiero orientale, l’elemento idrico si costituisce come incarnazione tangibile della saggezza, veicolando la capacità della cultura di fluire come sorgente viva oltre le fratture geografiche, alimentando e connettendo sponde diverse.

Da ciò si deduce come l’interazione tra Sogno e Ruscello si riverberi nella conversione dialettica di due spazi eterogenei: tra la dimensione spirituale e quella reale, tra spazio vuoto e spazio pieno. L’orizzonte onirico e spirituale dell’umanità si dispiega come un ruscello sommesso e recondito, che fende una realtà incerta, tragicamente gravata da pandemie, indigenza e conflitti bellici. Eppure, proprio in virtù della sua estensione intrinseca tra il “visibile e l’invisibile”, questa sommatoria di flussi esili e fragili tenta di risanare, emendare e riconfigurare la nostra casa comune ferita. Tale filosofia dello spazio instaura una profonda e feconda risonanza eterogenea con la tesi curatoriale di Koyo Kouoh, direttore artistico di questa Biennale, incentrata sull’esplorazione delle In Minor Keys: La musica continua. I canti di chi genera bellezza nonostante la tragedia. Le melodie dei fuggitivi che riemergono dalle rovine. Le armonie di chi ripara ferite e mondi.

È precisamente in questo solco che Dream Stream trae la propria linfa vitale: essa fiorisce nella quiete tonale, nelle vibrazioni a bassa frequenza e nel sommesso conforto poetico delle “tonalità minori”, configurandosi come un accesso estemporaneo verso “l’altrove” e verso “l’alterità”. Un’arte così declinata in chiave minore rifiuta il clamore della grande narrazione ideologica, per invocare, invece, un ascolto profondo — un ascolto capace di risvegliare e sostenere caparbiamente l’emotività umana nel tempo.

Il curatore Yu Xuhong 余旭红, forte di un profondo magistero culturale e di una visione artistica capace di far dialogare l’antico con il contemporaneo, rintraccia lo spirito primordiale dell’arte cinese nei caratteri oracolari 甲骨文, il più ancestrale sistema di segni della sapienza orientale. Scardinando la visione lineare del tempo e i confini fisici dello spazio, il curatore e gli artisti fondono le correnti d’avanguardia della scienza contemporanea — come l’intelligenza artificiale, la mappatura satellitare e le nanotecnologie — in un dialogo trans-epocale di profonda risonanza. In questo alveo, il Sogno esonda dai labili confini della mera e fatua fantasia per evolversi in un’esplorazione sconfinata verso le inedite possibilità dell’arte; il Ruscello, dal canto suo, rompe la stasi della storia e, con il suo perenne divenire, immette linfa vitale ed eterna nell’esegesi contemporanea della civiltà cinese. Questa prassi percettiva, che coniuga la rigenerazione della tradizione e la fusione tra arte e scienza, si configura come un’indagine ontologica e immersiva sulla natura dell’essere orientale. Come scrive densamente Yu Xuhong nel saggio introduttivo alla mostra:

Nella scrittura arcaica su ossa oracolari, il carattere yi (, arte) rappresenta una figura umana semi-inginocchiata nell’atto di seminare cereali. Questa origine pittografica esprime una profonda devozione per la terra e restituisce il senso di rispetto e dedizione propri della pratica artistica.
Viviamo in tempi incerti. L’arte abita una dimensione spirituale in cui si aprono dialoghi e le sensibilità risuonano oltre le culture, sotto un vasto cielo che trascende epoche e confini. Attraverso la riattivazione di solide tradizioni e una crescita radicata nei contesti locali, l’arte attraversa il mondo respirandone la vitalità: un’esperienza di rara intensità. L’arte vive nei territori dello spirito, dell’empatia e della compassione, entro una realtà in cui il caos si intreccia alla speranza. In essa si riconosce la capacità di trasformare l’avversità e di riaccendere l’orizzonte dell’ottimismo. Non meno prezioso è inoltrarsi nella giungla dell’esistenza alla ricerca di una Lichtung, una radura. L’arte si dispiega anche nello spazio virtuale, tra informazioni frammentate e mediazioni tecnologiche, all’interno di un ecosistema condiviso da intelligenza umana e artificiale. Sottrarsi alla determinazione algoritmica e aprirsi a un incontro ispirato con il futuro – percorrendo l’immaginazione cosmica all’incrocio tra cultura e tecnologia – resta un gesto essenziale. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce il mondo con forza inedita. La triade classica cinese “Cielo, Terra e Umano” si trasforma in una nuova costellazione esistenziale: “Cielo, Terra, Umano e Algoritmi”. Questo passaggio non sovverte la tradizione, bensi ne prolunga le radici, aprendo traiettorie verso un cosmo spirituale inimmaginato.¹

Inaugurazione del Padiglione Cinese

Il sogno ne disvela l’autenticità, il ruscello ne dilata la vacuità: un alveo sperimentale e filosofico-orientale sulla dialettica tra la concretezza dell’essere e l’orizzonte del nulla.

All’interno dell’impianto curatoriale complessivo, Yu Xuhong e il suo team hanno coordinato trentotto artisti e due collettivi di ricerca, edificando uno spazio espositivo in cui l’Acqua si fa lignaggio e linfa storica, mentre il Sogno si configura come orizzonte fenomenologico dello spirito. Traendo il proprio nome da Dream Stream, l’architettura narrativa della mostra si sviluppa secondo una progressione stratificata che recita: “SemeLuceCoesistenza”. Le dieci opere e installazioni in mostra custodiscono una tensione intellettuale che intreccia l’antico, il presente e il futuribile. I dispositivi mediali spaziano dalla calligrafia all’installazione, dal video alla narrativa digitale, fino all’intelligenza artificiale e alla game art, restituendo una vivida testimonianza degli esiti teorici e pratici più recenti dell’arte contemporanea cinese nel suo processo di “conversione creativa e sviluppo innovativo” della propria tradizione. Al fine di restituire intatta la complessa cosmologia del Padiglione Cina all’interno di un contesto culturale esogeno, dietro la quiete apparente dell’allestimento si è consumata una radicale e serrata “produzione spaziale”, volta a tradurre il progetto curatoriale in realtà fisica. Sfidando ritmi di lavoro incessanti, il team ha dovuto disinnescare nodi complessi: dalle interferenze acustiche ambientali alla compatibilità tra hardware eterogenei, dai vincoli stringenti per la tutela di un’architettura storica vincolata fino alla ricerca della purezza assoluta nelle condizioni di oscurità e illuminazione dei black box. Per conseguire la perfezione formale richiesta dagli standard museali internazionali, il team ha edificato nei padiglioni della China Academy of Art una replica in scala 1:1 degli spazi dell’Arsenale di Venezia, risolvendo ogni criticità attraverso un incessante esercizio di verifica e affinamento millimetrico. Il risultato è la materializzazione di un sofisticato effetto espositivo speculare, un “dispositivo d’ombra e di luce” (Camera chiara, scatola nera). Questo scenario, nella sua ieratica e calma restituzione visiva, è il frutto di un estenuante processo sommerso, fatto di continui ripensamenti progettuali, interventi di micro-ingegneria allestitiva e una complessa sinergia trans-geografica.²

L’intero impianto espositivo del Padiglione della Cina si bipartisce in due macro-ambienti, l’uno esterno e l’altro interno, configurati per materializzare la sofisticata dicotomia percettiva della “Camera lucida e camera oscura 明室暗箱”. In questa polarità spaziale: tra interno ed esterno, tra l’apertura solare e la reclusione dell’ombra, il curatore e gli artisti compiono un duplice movimento sinergico: lasciano che il sogno si immerga nel flusso tecnologico del ruscello e, al contempo, permettono al dato digitale di confluire nell’orizzonte onirico dell’arte. Prende così corpo una partitura coreografica e sperimentale sulla dialettica tra la concretezza dell’essere e l’orizzonte del nulla, impregnata di profonda speculazione filosofico-orientale. Nello spazio en plein air del Giardino delle Vergini, la narrazione si apre con le opere di due artisti:

Xu Jiang

L’intervento dell’artista Xu Jiang 许江, Symbiosis 共生, è un’invocazione all’armonia universale che utilizza l’acciaio inossidabile specchiante per perimetrare una monumentale “Arca” quadrangolare, simbolo di coesistenza. All’interno, su un basamento di sabbia, sono piantati mille esemplari in bronzo tra capsule di loto e girasoli. Nonostante l’antitesi ecologica tra le due specie, l’artista ne coglie l’affinità morfologica e strutturale, sposando il canone classico di assumere la forma per custodire l’idea. Attraverso questa risignificazione vegetale, Xu Jiang stimola una riflessione sulla dialettica tra universale e particolare tra culture diverse, suggerendo che l’essere umano fiorisce solo nel coesistere. Il rigore teorico culmina nell’Arca specchiante, che opera una transizione ontologica: dall’esterno, la struttura si dissolve mimetizzandosi nel Giardino delle Vergini; dall’interno, la moltiplicazione dei riflessi proietta le sculture in una matrice di illusioni a ciclo continuo. Questo limbo, in cui il reale lambisce l’irreale e la tangibilità materiale incontra la vacuità del riverbero, eleva l’opera a speculazione metafisica, rivelando la sintesi dialettica tra essere e non-essere, e consumando la coesistenza tra spazio vuoto e pieno.

Xu Jiang, Symbiosis 共生, 2024-2026, rame fuso, componenti per pareti a specchio in acciaio inox, alluminio, 640×1340 cm

L’opera Digital Chair 数字椅 dell’artista Zhang Zhoujie 张周捷, si compone di sette sculture-sedute in titanio disposte nel Giardino delle Vergini secondo la configurazione astronomica del Grande Carro, simbolo cosmologico di ordine e struttura. Questa installazione traccia un profondo legame tra arte e scienza, amplificato da un processo produttivo in cui l’algoritmo ricalca specularmente i meccanismi generativi dei geni HOX biologici. La genesi delle opere si emancipa così dalla rigidità meccanica per evolversi in una gestazione biomorfa e autopoietica, dove ogni seduta rappresenta uno specifico stato strutturale filtrato dal codice. La tensione tra l’essenza dell’oggetto e la sua morfologia impone di considerare il corpus come un sistema integrato, retto da logiche evolutive organiche. Attraverso questo intreccio tra techne e concetto, l’artista supera i confini tra artigianato e digitale, sottraendo la sedia alla dimensione funzionale per elevarla a reperto di un’evoluzione algoritmica. L’operazione non solo dialoga con i canoni della Conceptual Art, ma si configura come una speculazione filosofica sulla materia e sulle leggi della creazione all’alba della rivoluzione tecnologica.

Zhang Zhoujie, Digital Chair 数字椅, 2025, lega di titanio, dimensioni variabili

Nel cuore geometrico e nevralgico dello spazio interno del Padiglione della Cina, il team curatoriale ha orchestrato una configurazione spaziale definita da una “struttura a voluta discontinua”, assunta a metafora cosmologica e tangibile del ciclo perenne della vita e dell’infinita estensione del tempo. Al centro di questo fulcro, avvolto da pieghe aerodinamiche e fluttuanti, è collocata l’installazione concettuale Liangzhu Highlight 良渚之光. Eletta a baricentro di irradiazione energetica e a sorgente del la genesi narrativa, l’opera innesca lungo il percorso espositivo — come un moto ondoso a cerchi concentrici — una matrice fluida e continua di intertestualità mediale, capace di scardinare i lignaggi storici e i confini della tecnologia. Questo corpus di opere, strettamente interconnesso e strutturato secondo una progressione stratificata, si dipana attraverso i seguenti interventi: Proposal to Leonardo da Vinci 向达·芬奇提案, Shen Guo 2027 沈括星, E-seed 种子e Micro-nano Landscape 微纳山水.

L’installazione multimediale Liangzhu Highlight 良渚之光 nasce dalla collaborazione tra la China Academy of Art 中国美术学院 (guidato da Zheng Jing 郑靖 e Wu Junyong 吴俊勇) e lo Zhejiang Lab 之江实验室. Imperniata sulla dialettica di “dialogo trans-epocale e interconnessione cosmica”, l’opera fonde l’antica civiltà di Liangzhu 良渚文明 con la computazione spaziale contemporanea. Il fulcro tecnologico si ancora al lancio della “Costellazione di Calcolo dei Tre Corpi 三体计算星座” del maggio 2025, traducendo la potenza di calcolo aerospaziale in idioma artistico. Nello spazio espositivo, un fascio di luce zenitale fende la penombra, mentre i grafemi arcaici di Liangzhu si fondono visivamente con le tracce fotoelettroniche dei raggi X cosmici rilevate in orbita dai satelliti. Questa risonanza tra l’ancestrale osservazione celeste e gli algoritmi odierni si compie anche sul piano acustico e materico: i dati cosmici in tempo reale generano un paesaggio sonoro immersivo, mentre l’uso del film poliestere satellitare governa la rifrazione luminosa. L’opera supera la mera celebrazione storica per farsi coesistenza tra memoria e futuribile, instaurando un’eco tra l’antico interrogativo cosmico (天问) e l’esplorazione contemporanea (问天), risignificata nell’era dell’Intelligenza Artificiale.

China Academy of Art (Team di Zheng Jing+Wu Junyong) e Zhejiang Lab, Liangzhu Highlight 良渚之光, 2026, installazione spaziale multimediale, dimensioni variabili – detail

L’opera Proposal to Leonardo da Vinci 向达·芬奇提案, nata dal sodalizio tra l’artista Wu Ziyang 武子杨 e il collettivo Crude_Castin 源由铸造 (composto dagli artisti: Xu Jing 许靖, Zou Nan 邹南, Ye Qi 叶祺 e Yan Zhenghao 严正皓), si colloca nell’era del “Web 4.0”, un’epoca dominata da super-algoritmi, per sviscerare la crisi esistenziale dell’uomo nel totalitarismo computazionale. Il video-dispositivo elegge a fulcro concettuale il genio di Leonardo nel momento in cui rescinde ogni interfaccia algoritmica, proiettando una proposta trans-epocale verso lo scienziato della dinastia Song, Shen Kuo, per connettere Oriente e Occidente in un dialogo nel cyberspazio. Attraverso una narrazione frammentaria, l’opera accosta l’evidenza empirica di Shen Kuo sullo scostamento della Stella Polare all’Uomo Vitruviano di Leonardo. Entrambe le intuizioni convergono verso l’epifania di un “errore fisico”, intrinsecamente impossibile da replicare matematicamente. In questo perimetro, il codice corrotto (glitch) e le deviazioni indeterminate smettono di essere difetti, convertendosi nella prova materiale della resistenza umana all’algoritmo assoluto. L’opera scaglia così un’interrogazione ontologica contro l’odierna civiltà delle intelligenze artificiali, suggerendo che solo il residuo storico non dataizzabile e la disobbedienza biologica costituiscono l’ultimo baluardo della biopolitica umana, codificato attraverso un’estetica visiva di straordinaria tensione.

Wu Ziyang+Crude_Castin (Xu Jing, Zou Nan, Ye Qi, Yan Zhenghao), 2026, Proposal to Leonardo da Vinci 向达·芬奇提案, 2026, video digitale a colori con sonoro, dimensioni variabili

L’installazione transmediale 2027 Shen Guo 沈括星, concepita dal Method Scenography Group 叙事工程团队(composta dagli artisti: Mou Sen 牟森, Ma Yuanchi 马原驰, Xin Ge 信阁, Mei Yuezi 梅悦子 e Zhao Da 赵炟) sotto la guida di professore Mou Sen 牟森, si configura come un esperimento radicale di trasposizione spazio-installativa a visione omnidirezionale, intesa come tributo allo scienziato classico Shen Kuo 沈括. Il dispositivo mutua la struttura fisica dei rotoli tradizionali di paesaggi (Shanshui 山水) entro dimensioni estremamente serrate, impiegando modelli in miniatura per dissolvere mappature scientifiche d’avanguardia nel formato a fisarmonica. Il fulcro dell’opera risiede nell’intertestualità trans-epocale con capolavori dell’arte globale (Ma Yuan 马远, Caspar David Friedrich, Joseph Needham, Gustave Doré e Wang Jian 王坚), le cui genealogie visive si fondono per plasmare tre densi regimi onirici. Sul piano fenomenologico, l’installazione introduce una sintassi narrativa dialettica basata sulla triade tesi-antitesi-sintesi, integrando macro-narrazioni storiche e micro-trame dello spirito. Questa prospettiva multidimensionale scardina il punto di vista unico, osservando la Terra dal cosmo e dal presente. Convertendo un sapere freddo in un ecosistema digitale attivo, il team traccia così una via nuova per il narrative design, dove la scienza si fa sogno e il rotolo scorre infinito.

Method Scenography Group (Mou Sen, Ma Yuanchi, Xin Ge, Mei Yuezi, Zhao Da), 2027 Shen Guo 沈括星, 2026, megastruttura intermedia, 33x33x1000 cm x2

L’opera E-seed 种子, co-creata dagli artisti Yao Lining 姚力宁, Wang Guanyun 王冠云 e Luo Danli 罗丹荔, costituisce l’espressione più radicale del concetto di “Seme” all’interno del Padiglione della Cina. Il dispositivo fonde arte e scienza basandosi sullo studio pionieristico del 2023 pubblicato su Nature sui vettori di semi auto-interranti. L’installazione mima la morfologia a trivella dei semi di Erodium, modificando biologicamente il legno tramite algoritmi di deformazione programmata. Reagendo all’umidità, questo seme artificiale si auto-perfora nel suolo con un successo superiore all’80%, offrendo una soluzione per la vegetazione in territori ostili. Concepito come materia programmabile e microrazzo ecologico, il corpus ospita sensori e bio-fertilizzanti; rilasciato dall’alto, compie un’“agopuntura ecologica” su suoli degradati o foreste incendiate. Il rigore speculativo dell’opera supera la visione occidentale della tecnica come dominio sulla natura: la complessità bionica si dissolve nella purezza intrinseca della materia lignea. Celando il calcolo informatico sotto le venature della corteccia, gli artisti declinano un’etica scientifica per il bene comune, formulando un’estetica densa di sapienza orientale e sintesi perfetta di una filosofia orientale del “fare” 东方造物观.

Yao Lining, Wang Guanyun, Luo Danli, E-seed 种子, 2023, legno di rovere bianco, setole, impasto, 4 cm

L’installazione video Micro-nano Landscape 微纳山水, co-creata dagli artisti Jiang Suxuan 姜苏轩 e Yu Jiangfan 俞江帆, rifonda i canoni dell’estetica tradizionale entro il corpo biologico umano. L’opera converte la documentazione clinica sui micro-nanorobot in idioma artistico, risignificando la percezione del “guardare le cose 观物” tipica della pittura paesaggistica classica. Le proiezioni mostrano la reale cooperazione cinetica di micro-particelle guidate da campi magnetici in ambienti fluidi complessi. Gli artisti convertono i percorsi di targeting farmacologico e sblocco vascolare nei concetti cardine della trattatistica pittorica come densità, dinamismo e vacuità. Questa trasposizione ricalca il metodo empirico-filosofico dell’indagine (格物) espresso nei Dream Stream Essays 梦溪笔谈, generando il paesaggio dalla relazione dinamica dei robot nel corpo. Accompagnato da una colonna sonora stocastica in tempo reale, il movimento meccanico evoca la spontaneità dell’inchiostro che si espande nell’acqua e il vigore spirituale della calligrafia, richiamando l’archetipo dell’ink-wash animation. Sancendo che il corpo è un microcosmo in perenne generazione, l’opera traduce “la fusione tra Uomo e Cielo 天人合一” da speculazione astratta a condizione visiva contemporanea ed esperibile.

Jiang Suxuan+Yu Jiangfan, Micro-nano Landscape 微纳山水, 2026, video, dimensioni variabili

Lungo il perimetro esterno che cinge la “struttura a voluta discontinua” al centro del Padiglione della Cina, si dispiega una costellazione lineare di opere d’arte contemporanea. Questo anello espositivo tesse un fitto dialogo tra l’estetica digitale, la temporalità cinematografica, l’energia primordiale del segno a inchiostro e la cibernetica meccanica, articolandosi attraverso i seguenti interventi: la serie Black Myth: Wukong 黑神话:悟空, Solitary Hill, Plantain Rain 孤山蕉雨, Free and Easy Wandering 逍遥游, Kinetic Droplet Instrument 滴动仪 ed E-mythical Beasts 易兽.

La serie Black Myth: Wukong 黑神话:悟空 articola un corpus coerente di quattro opere, nate dalla convergenza sinergica tra avanguardia tecnologica e impianto concettuale. Questo ciclo espositivo è stato interamente concepito e sviluppato dagli artisti dello studio Game Science 游戏科学. La stessa denominazione della software house, Game Science, racchiude in sé una duplice e programmatica integrazione d’intenti: essa si struttura nell’intersezione tra la dimensione sensoriale e ludica dell’Entertainment (Game) e il rigore razionale della Scienza (Science), con l’obiettivo programmatico di veicolare l’esperienza estetica dell’intrattenimento digitale attraverso i paradigmi stringenti del rigore scientifico.

L’installazione multimediale Black Myth: Wukong 黑神话:悟空, co-creata da Game Science 游戏科学, Feng Ji 冯骥 e Yang Qi 杨奇, attiva la “camera oscura” del Padiglione della Cina con un trittico transmediale che unisce videogioco, testo filmico e scultura. Radicata nel romanzo classico Viaggio in Occidente 西游记, l’opera investe il fruitore del ruolo di The Destined One 天命人, chiamato a rintracciare la verità storica sotto le macerie del mito. La messinscena spaziale affianca a uno schermo interattivo una scultura iperrealista del protagonista (The Destined One) alta 215 centimetri, che ancora l’illusione algoritmica alla tangibilità della sala. Impugnando il controller, il visitatore accede corporalmente all’universo ludico. Un video di documentazione rivela la matrice concettuale dell’operazione, nata durante il trauma della pandemia: la figura di Wukong si fa archetipo di resistenza e difesa psicologica collettiva contro le avversità. Dal debutto del 20 agosto 2024, l’opera ha consacrato il proprio valore industriale vincendo il premio come Best Action Game ai TGA e il titolo di Ultimate Game of the Year ai Golden Joystick Awards, imponendosi come un successo di massa e un’infiltrazione globale dell’arte digitale cinese.

Game Science (Feng Ji, Yang Qi, ecc.), Black Myth: Wukong 黑神话: 悟空, 2020-2024, game video, dimensioni variabili

La quadreria su seta Portraits 影神图, concepita dall’artista Liu Chenglong 刘承龙, si articola attraverso una fitta matrice di ottantotto dipinti nel formato millimetrico di 44,2×27,2 centimetri che traspongono su seta oltre cento creature della cosmologia mitologica cinese, equilibrando retaggio storico e impatto contemporaneo. Per evocare un’archeologia del tempo, l’artista adotta una seta grezza di foggia Song e inchiostro invecchiato, imprimendo a mano libera una texture ricca di imperfezioni che conferisce un’autenticità storica al pantheon demoniaco. Iconograficamente, l’opera attinge agli affreschi templari e al folklore, operando una decostruzione dei corpi tramite una deformazione plastica che ne libera l’energia primordiale. In aperta ribellione con l’ortodossia accademica, Liu Chenglong rigetta la levigatezza dello stile Gongbi 工笔画 in favore di linee convulse ed emotive, stratificando l’inchiostro per addensare “esalazioni oscure 黑气”. Questo allestimento tenebroso fonde l’atmosfera dell’inchiostro arcaico con la dark aesthetics dei mondi virtuali, integrando la serie nell’universo narrativo di Black Myth: Wukong e aprendo un varco inedito, viscerale e grottesco nel dibattito sulla pittura d’inchiostro contemporanea nell’era tecnologica.

Liu Chenglong, Portraits 影神图, 2023-2024, inchiostro su seta, 44,2×27,2 cm (ciascuno), 88 pezzi

Il ciclo di quattro dipinti (Grasping the Hint 盘中之谜、Celestial Brewery 天宫造酒、 The Zen Master of Ebon Nest 鸟巢授经 e Mount Mei in Snow 梅山雪景) co-creato dagli artisti Wang Yixin 王怡新 e Wang Yu 王宇 eredita con rigore filologico la tradizione pittorica della dinastia Song (970-1279), fondendo l’eleganza meticolosa dell’Accademia Imperiale (院体画) con la vivacità della pittura di genere (风俗画). Attraverso la micro-definizione miniaturistica della tecnica Gongbi 工笔画 e del colore denso工笔重彩, le opere restituiscono la fedeltà materica di personaggi e arredi, preservando una forza arcaica impregnata di selvaticità. Il dipinto Grasping the Hint 盘中之谜 si configura come fulcro concettuale del ciclo e ancoraggio visivo per Black Myth: Wukong, immortalando Sun Wukong 孙悟空 inginocchiato davanti al Patriarca Bodhi 菩提祖师 nell’istante dell’illuminazione intellettuale. Rifiutando la mera illustrazione letteraria, gli artisti usano il pretesto mitologico come medium per una speculazione ontologica ed esistenziale sulla decostruzione del potere, sui tormenti umani e sull’autodisciplina spirituale. L’operazione supera la semplice traduzione estetica nell’era computazionale, fornendo, attraverso la sutura ermeneutica delle immagini, un testo filosofico dal respiro epico e dalla potente tensione introspettiva a supporto dell’intero worldbuilding del gioco.

Wang Yixin+Wang Yu, Grasping the Hint 盘中之谜, Celestial Brewery 天宫造酒, The Zen Master of Ebon Nest 鸟巢授经, Mount Mei in Snow 梅山雪景, 2023-2024, inchiostro e colore su seta, 36.2×63.2 cm (ciascuno), 4 pezzi

L’opera d’animazione sperimentale Six Roots 六样情 — concepita dallo studio Game Science sotto la direzione generale dell’artista Yang Qi 杨奇 — nasce dal sodalizio intellettuale e creativo tra gli artisti Weng Jie 翁劼, Lin Zhe 林哲, Zhou Haosong 周浩嵩, Fei Si 费思, Huang Chengxi 黄成希, Yang Tingmu 羊廷牧, Yang Hancheng 杨翰澄 e Xie Xianhui 谢显晖. Strutturato come un polittico di sei cortometraggi, il video mappa intertestualmente le sei sezioni narrative di Black Myth: Wukong, assemblando un’epopea digitale sullo spirito d’Oriente. Il fulcro teorico dell’opera dialoga con l’archetipo buddista delle “Sei Radici della Percezione” (occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, mente) e le passioni mondane che ne scaturiscono. Il testo poetico posto a manifesto della serie eleva l’immagine computazionale a simulacro della lotta tra i sensi, il desiderio e il ciclo karmico. Attraverso la frammentazione in sei distinti stili visivi, gli artisti compiono una decostruzione sinestetica del testo classico nel contesto contemporaneo. Immerso nell’oscurità del “Camera oscura”, il fruitore viene così costretto a un confronto frontale con la dialettica dello spirito umano, scisso tra le correnti della brama materiale e i vincoli ineluttabili della propria sorte.

Weng Jie, Lin Zhe, Zhou Haosong, Fei Si, Huang Chengxi, Yang Tingmu, Yang Hancheng, Xie Xianhui, direttore generale: Yang Qi, Six Roots 六样情, 2024, animazione (5’51, 5’20, 6’41, 6’06, 9’17, 6’56), dimensioni variabili

La monumentale video-installazione Solitary Hill, Plantain Rain 孤山蕉雨 dell’artista Yang Fudong 杨福东 articola venti schermi-pittorici evolvendo la sua ricerca sul “Cinema-Pittura 绘画电影”. Radicata nel paesaggio tradizionale 传统山水 e nell’iconografia degli eremiti, l’opera unisce la fluidità spaziale del rotolo classico ai meccanismi temporali del cinema d’avanguardia. L’asse concettuale si ispira alla Collina Solitaria di Hangzhou 杭州孤山 e all’accordo poetico tra banano e bambù 芭蕉修竹, confermando l’etica dell’esilio spirituale con la malinconia della pioggia. L’impianto transmediale orchestra acrilico, fotografia in bianco e nero e video digitale: i motivi pittorici riattivano il cenacolo dei dotti di epoca Song, la fotografia offre una nitidezza moderna e il video conferisce sacralità temporale a fenomeni effimeri. L’allestimento si spiega progressivamente materializzando un “montaggio spaziale” in cui lo spettatore abita il dipinto; il movimento del fruitore traduce la vacuità dello srotolamento classico nel linguaggio del montaggio cinematografico. L’opera segna così una pietra miliare nella conversione delle strutture narrative antiche, offrendo all’era tecnologica un rifugio poetico pervaso dal lirismo dell’estetica orientale.

Yang Fudong, Solitary Hill, Plantain Rain 孤山蕉雨
Yang Fudong, Solitary Hill, Plantain Rain 孤山蕉雨, 2026, pittura acrilica, fotografia, video, vetro, 125×221 cm (Paravento a 20 pannelli)

La monumentale parete-sbarramento Free and Easy Wandering 逍遥游 dell’artista Wang Dongling 王冬龄 instaura un ipertesto trans-epocale tra lo Zhuangzi 庄子 (circa 369-286 a.C.) e gli studi di Shen Kuo 沈括 (1031–1095). Sulla ribalta della Biennale di Venezia, l’opera rivendica una via transdisciplinare per la metamorfosi della calligrafia classica cinese attraverso l’estetica della “Scrittura Caotica 乱书”. Riconfigurando lo stile corsivo 草书 tramite sovrapposizioni magmatiche, l’autore trasmuta il segno grafico in puro dinamismo lineare, permettendo al pubblico globale di trascendere l’ostacolo testuale. La prassi corporea ha sfidato i limiti fisici dell’artista il 4 febbraio 2026, allineando la carne alle frequenze del cosmo. Il rigore teorico culmina nella controparte post-umana: un braccio robotico con intelligenza artificiale simula il tratto del maestro con un’accuratezza del 70-80%. Questo cortocircuito svela però i limiti ontologici della macchina davanti alla fluidità dell’acqua, riaffermando la necessità della mano organica. L’opera elegge l’acqua a medium filosofico, fondendo il ciclo del Lago dell’Ovest, l’orizzonte di Venezia e il distacco di Zhuangzi 庄子 per penetrare nel territorio supremo del vagabondaggio sovrano.

Wang Dongling, Free and Easy Wandering 逍遥游, 2026, calligrafia (inchiostro su carta), 643×1602 cm

L’installazione meccanico-cinetica Kinetic Droplet Instrument 滴动仪 dell’artista Nie Shichang 聂士昌 impiega un’architettura millimetrica per mimare i fenomeni idrodinamici della goccia, fondendo elementi archetipici come la bussola geomantica  罗盘, i caratteri sigillari 篆文 e i trigrammi divinatori 卦爻. L’opera omaggia lo spirito empirico dei Dream Stream Essays di Shen Kuo attraverso una traiettoria narrativa che si espande dall’infinitesimale all’immenso. Il contrappunto tra l’increspatura acquatica e i cerchi concentrici della bussola materializza la cosmogonia del Daodejing, dove la goccia simboleggia il divenire naturale e il manufatto la stasi razionale. Questa sintesi dialettica tra quiete e movimento orienta lo sguardo sulla relazione tra micro-variazione e macro-ordine cosmico. Come nell’XI secolo Shen Kuo scoprì la declinazione magnetica studiando l’ago sospeso, oggi questo dispositivo costringe la meccanica a veicolare la filosofia orientale. L’opera supera così la dimensione utilitaristica dell’arte cinetica per unificare natura e manufatto antropico, celebrando l’unione speculare tra il principio e lo strumento .

Nie Shichang, Kinetic Droplet Instrument 滴动仪, 2025, tecnica mista (ferro, acciaio inox, rame, resina, ecc.), 84x100x81 cm

L’installazione video digitale E-mythical Beasts 易兽 nasce dal sodalizio creativo e di ricerca di tre giovani artiste: Hu Yueming 胡玥茗, Lin Yuxin 林雨欣 e Ji Huanhuan 计欢欢. L’opera scava nelle pieghe dello Shanhaijing 山海经 per rielaborarne le iconografie mostruose tramite algoritmi di intelligenza artificiale. Attraverso il design speculativo, l’opera opera una trasposizione ermeneutica: il mostro mitologico, da scudo contro le calamità celesti, viene risignificato come agente di bonifica contro l’inquinamento globale, preservando la triade filosofica tra Cielo, Uomo e Materia (). Per la genesi iconografica, il dispositivo adotta le reti generative avversarie (GAN) e l’interpolazione nello spazio latente, catturando gli stati di transizione dell’algoritmo in forme visive che superano i limiti retinici. All’interno dello scenario eco-fittizio, queste creature fungono da spie ambientali mappando l’inquinamento in tempo reale: al variare dei contaminanti nella realtà, le loro texture epidermiche mutano in tonalità perturbanti. L’installazione supera così la pura contemplazione estetica per accedere a una condizione ontologica di coesistenza, riattivando la mitografia ancestrale e rispondendo all’istanza della “Fusione tra Uomo e Cielo 天人合一” nell’era tecnologica.

Hu Yueming, Lin Yuxin, Ji Huanhuan, E-mythical Beasts 易兽, 2023, video, dimensioni variabili

Il Padiglione Cina, intitolato Dream Stream 梦溪, non si configura solo come un omaggio alle intuizioni scientifiche dello studioso della dinastia Song del Nord, Shen Kuo 沈括, ma rappresenta una pratica radicale di superamento dei confini modernisti tra arte, scienza e tecnologia. Il progetto curatoriale affonda le sue radici nell’ontologia orientale del “Unione tra Cielo e Uomo 天人合一”, liberando la tecnica dalla fredda razionalità strumentale per tradurla in quella “co-appartenenza” (Poiesis) e in quel “disvelamento” densi di poesia teorizzati da Heidegger. Qui la tradizione cessa di essere un fossile storico statico; diventa, al contrario, un’”esperienza fenomenologica vivente”, risvegliata e profondamente ristrutturata attraverso la simbiosi tra arte e tecnologia. Come ha magistralmente dichiarato il Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, durante la cerimonia d’apertura del Padiglione Cina: Rinnovare la tradizione attraverso l’innovazione significa integrare arte, scienza e tecnologia, ed è la sfida al centro di questa mostra. Rinnovare la tradizione mi riporta a quello che, all’apertura della conferenza stampa della mostra, è emerso attraverso i versi di un poeta venezianissimo ma allo stesso tempo cinese: Ezra Pound. Nel rinnovare la tradizione, c’è il richiamo profondo a qualcosa che è poesia. Possa lo spirito di Dream Stream evolversi, nel contesto della globalizzazione contemporanea, in un flusso luminoso perenne, capace di interconnettere la saggezza millenaria dell’Oriente con la sensibilità contemporanea dell’Occidente. Questa mostra non segna un punto d’arrivo, bensì un nuovo avamposto estetico: nell’intersezione fluida tra arte, scienza e tecnologia, la tradizione non appartiene a un passato dimenticato, ma è il futuro che accade qui e ora. Proprio come il risveglio poetico trans-temporale evocato da Pound, questo limpido flusso d’origine orientale risuona oggi con un linguaggio visivo fortemente contemporaneo tra le acque veneziane, storico crocevia di culture, offrendo all’ecosistema artistico globale un’infinita rivelazione sulla coesistenza, sulla fusione e sulla metamorfosi.

Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia
Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia

Bibliografia

  1. Yu Xuhong, Biennale Arte 2026: In Minor Keys, Silvana, Milano, volume II, pp.34-35

  2. Yu Xuhong, China Pavilion at the 61st International Art Exhibition-La Biennale di Venezia, Art Museum of China Academy of Art, Hangzhou, p.186

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The Author

Qinggang Xiang

Qinggang Xiang

Breve Biografia
Qinggang Xiang, artista visivo cinese, esplora il concetto di tempo, riflettendo sul segmento di vita che ha potuto sperimentare e in cui confluiscono eventi storici, sociali, personali, astrali. L’artista esprime plasticamente saggezze di Confucio trascrivendole all’interno di piccole opere, che si ripetono quasi a consolare la solitudine dell’uomo di fonte agli interrogativi di sempre.
Dopo la laurea in Design e comunicazione visiva presso l’Università forestale Nord-est, Istituto della scienza dei materiali, di Harbin, Xiang si trasferisce in Italia. Frequenta a Firenze l’Accademia di Belle Arti, dove prende la Laurea Magistrale in Decorazione. Vince il Dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e si laurea con uno studio approfondito sulle Biennali della Cina a Venezia.

Formato europeo per il curriculum vitae
di Xiang Qinggang
informazioni personali
Nome: Qinggang
Cognome: Xiang
Cellulare: +39 3716295050
E-mail: qinggangxiang@gmail.com
Nazionalità Cinese
Data di nascita: 15/09/1983
Luogo di nascita: Mu Danjiang (Cina)
istruzione e Formazione
• Date 2004 - 2008
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione
Università forestale Nord-est, Istituto della scienza dei materiali e ingegneria
• Qualifica conseguita Laurea in Design comunicazione visiva
Votazione 110 e lode
• Date 2011 - 2013
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione
Accademia di Belle Arti di Firenze
• Qualifica conseguita Laurea magistrale in Decorazione
Votazione 110 e lode
• Date 2014 - 2017
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
• Qualifica conseguita Laurea Dottorato di Ricerca in: STORIA DELL’ARTE (29°CICLO)
Votazione Ottimo
Titoli
• Date ottobre 2020
• Mostra collettiva, Arte Ambiente Ecosistema, RO. MI. Arte Contemporanea, Roma
• Date dicembre 2019
• Mostra collettiva, Amore e solitudine nel passato-presente, Biblioteca Città di Prato, Prato
• Date ottobre 2019
• Mostra collettiva, Reti di ricordi: Progetto per la memoria del Museo Tucci, Museo di Arte Contemporanea di Roma, Roma
• Date ottobre 2019
• Mostra collettiva, Il silenzio dell’universo, RO.MI. Arte Contemporanea, Roma
• Date ottobre 2018
• Mostra collettiva, L’Infinito Present: 29 poeti e 29 artisti per il bicentenario de L’Infinito di Leopardi, WEGIL, Roma
• Date maggio 2018
• Mostra personale Il principio del tempo, La Nuova Pesa, Roma
• Date marzo 2018
• Esposizione personale INCONTRI DI MUSICA SACRA E CONTEMPORANEA - Incontri romani di musica sacra e contemporanea, Teatro Argentina, Roma
• Date marzo 2018
• Mostra collettiva Draw Session #4: L’usignolo, Libreria Musicale Ut Orpheus, Bologna
• Date ottobre 2017
• Mostra collettiva Paesaggi della Mente, RO.MI. Arte Contemporanea, Roma
• Date maggio 2017
• Relatore alla conferenza BIENNALE, BIENNALI. POLITICHE E IDENTITÀ TRA GLOBALE E LOCALE, Università Ca’ Foscari, Venezia
• Date novembre 2016
• Mostra collettiva L’ARTE PER RICOSTRUIRE. ARTISTI PER AMATRICE, Galleria Mucciaccia, Roma
• Date giugno 2016
• Relatore alla conferenza ARTE CONTEMPORANEA E STORIA ATTRAVERSO IL MONDO: UN DIALOGO APERTO, Università la Sapienza -
Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma
• Date maggio 2016
• Partecipazione alla IX London Biennale 2016 – Rome, Galleria Studio.ra, Roma
• Date gennaio 2016
• Mostra doppio personale VORREI... CHE TU POTESSI SENTIRE LA FELICITA' DI QUESTO MONDO, Centro Luigi di Sarro, Roma
• Date marzo 2015
• Mostra collettiva SENZA CENTRO NE' PERIFERIA, La Nuova Pesa, Roma
• Date ottobre 2014
• Mostra collettiva LA TRASPARENZA DEL REALE, Galleria RO.MI. Arte Contemporanea, Roma
• Date ottobre 2014
• Mostra collettiva Teorie e Storia dell'Umorismo – Arti, Letterature e Scienze, IV Convegno Internazionale di Studi sull’Umorismo, Codogno
• Date giugno 2014
• Partecipazione alla mostra collettiva Le Botteghe degli Artisti, XXII Edizione della Festa internazionale della Ceramica, Montelupo Fiorentino
• Date maggio 2014
• Mostra collettiva Il Sacro fiume Almone in primavera nella valla della Caffarella, Galleria Studio.ra, Roma
• Date aprile 2014
• Mostra collettiva LIBRopera Il libro d’artista nell’era digitale, Figline Valdarno
• Date giugno 2013
• Mostra collettiva StARTpoint ACCADEMIA IN MOSTRA | ACCADEMIA IN GALLERIE, Galleria Santo Ficara SRL, Firenze
• Date aprile 2013
• Mostra collettiva LIBRopera Il libro d’artista nell’era digitale, Firenze
• Date agosto 2012
• Mostra collettiva SEMINA VERBI 9a Edizione Mostra d’Arte Sacra, Casalpusterlengo
• Date giugno 2012
• Mostra collettiva IL MARE TRA LE GENTI, rotte di culture, arte e ceramica tra islam e Toscana, XX Edizione della Festa internazionale della
Ceramica, Montelupo Fiorentino
• Date giugno 2012
• Mostra collettiva StARTpoint ACCADEMIA IN MOSTRA | ACCADEMIA IN SCENA - Proiezioni, Casa Masaccio / Centro per l’arte
contemporanea, San Giovanni Valdarno
• Date maggio 2012
• Mostra collettiva StARTpoint ACCADEMIA IN MOSTRA | ACCADEMIA IN SCENA - Lontano da dove | 1, Il Centro per l’Arte Contemporanea
Luigi Pecci, Prato
• Date luglio 2008
• Certificate creativity award for students Packstar 2008, Pechino
• Date luglio 2007
• Excellent award creativity award for students Packstar 2007, Pechino
• Date luglio 2006
• Adobe China Certified Designer, Harbin
capacità e competenze personali
Acquisite nel corso della vita e della carriera ma non necessariamente riconosciute da certificati e diplomi ufficiali.
Madrelingua cinese
altre lingue
Italiano
• Capacità di lettura Ottima
• Capacità di scrittura Buona
• Capacità di espressione orale Buona
Inglese
• Capacità di lettura Buona
• Capacità di scrittura Buona
• Capacità di espressione orale Buona
Capacità e Competenze relazionali
Vivere e lavorare con altre persone, in ambiente multiculturale, occupando
posti in cui la comunicazione è importante e in situazioni in cui è essenziale lavorare in squadra (ad es. cultura e sport), ecc.
Buone attitudini al lavoro di gruppo, capacità di condivisione. Disponibilità alla socializzazione, apertura alla multiculturalità, attenta e rispettosa delle necessità altrui. Discrezione e riservatezza. Capacità e competenze acquisite da esperienze di associazionismo in campo sportivo e di volontariato.
Capacità e competenze organizzative
Ad es. coordinamento e amministrazione di persone, progetti,
bilanci; sul posto di lavoro, in attività di volontariato (ad es. cultura e sport), a casa, ecc.
Ottime capacità organizzative, problem solving, determinazione nel raggiungimento degli obiettivi. Capacità di elaborazione dei compiti da eseguire, autonomia nell’esecuzione. Disponibilità al confronto e alla collaborazione. Ottime capacità di analisi e indagine.
Capacità e competenze tecniche con computer, attrezzature specifiche,
macchinari, ecc.
Informatica: Mac OS X 10.6 Snow Leopard, Pages, Keynote. Windows xp svp 3, vista e seven, Photoshop, Illustrator, inDesign, Bridg, Flash, Soundbooth, After Effects, Fotografia Digitale, Sound design, Modellazione Digitale 3d.
Patente Tipo B
Autorizzo al trattamento dei dati personali contenuti nel presente Curriculum Vitae, ai sensi del D. Lgs n° 196/2003

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