ALLA RICERCA DI UNA RISONANZA IN MINORE KEY – ESPRESSIONI CULTURALI DELLE REGIONI CINESI DELL’ASIA ORIENTALE – 61ª BIENNALE ARTE 2026 – VENEZIA
Espressioni culturali regionali dei cinesi dell’Asia orientale
Padiglione nazionale cinese: Mengxi (梦溪)
Luogo: Arsenale – Padiglione Cina
Indirizzo: Campo de la Tana
Curatore: Yu Xuhong (Presidente della China Academy of Art)
Enti promotori: China Arts & Entertainment Group Ltd. (CAEG)
Espositori: Game Science, Feng Ji, Yang Qi, Liu Chenglong, Wang Yixin+Wang Yu, Weng Jie, Lin Zhe, Zhou Haosong, Fei Si, Huang Chengxi, Yang Tingmu+Yang Hancheng+Xie Xianhui, Team of China Academy of Art and Zhejiang Lab, Xu Jiang, Wang Dongling, Yang Fudong, Lining Yao+Guanyun Wang+Danli Luo, Method Scenography Group (Mou Sen, Ma Yuanchi, Xin Ge, Mei Yuezi, Zhao Da), Wu Ziyang+Crude_Castin (Xu Jing, Zou Nan, Ye Qi, Yan Zhenghao), Nie Shichang, Jiang Suxuan+Yu Jiangfan, Hu Yueming+Lin Yuxin+Ji Huanhuan, Zhang Zhoujie.
Idea centrale: il Padiglione cinese, con il tema “Mengxi”(梦溪), fa riferimento diretto all’opera “Mengxi Bitan”(Dream Pool Essays) di Shen Kuo, risalente alla dinastia Song Settentrionale, la mostra presenta la “simbiosi” tra cultura tradizionale e tecnologia moderna attraverso una serie di circa dieci opere che spaziano dalla calligrafia alle installazioni, dall’arte digitale alle illustrazioni del videogioco “Black Myth: Wukong”
Dialogo tra passato e presente: l’attenzione è rivolta al modo in cui gli artisti contemporanei cinesi combinano la visione tradizionale della natura e della scienza con l’arte installativa moderna.
Melodie dell’estetica orientale: il tema centrale è quello dell’ “In Minor Keys”, e il Padiglione della Cina può essere interpretato come un “mormorio e un canto sommesso nell’atmosfera orientale”, non una narrazione grandiosa, ma una percezione sottile della natura da parte dell’individuo.
Tecnologia e poesia: c’è un’attenzione al confronto tra i medi digitali e la pittura tradizionale a inchiostro, nonché alla logica dei giardini.
Entrando nella sala buia della mostra, il mondo di «Black Myth: Wukong» introduce subito gli spettatori alle innovative forme espressive dell’arte videoludica.
Al centro dello spazio circolare, situato alle spalle della “matrice del Dio dell’Ombra”, ricorda le spirali delle conchiglie di giada di Liangzhu ed evoca al contempo la spirale della Via Lattea.
Le vivide immagini descritte nel “Mengxi Bitan” prendono vita in questo spazio ovale: il team di progettazione narrativa, guidato dal professore Mou Sen(牟森), in collaborazione con il team scientifico dell’Università di Zhejiang, ha utilizzato modelli in miniatura come mezzo per integrare, sotto forma di installazioni, le storie scientifiche in questo lungo rotolo tridimensionale di paesaggi, consentendo così di guardare al XI secolo dal presente, alla Terra dallo spazio e alla Cina dal resto del mondo.

Questa immagine crea al contempo un dialogo tra gli scienziati cinesi e Leonardo da Vinci: l’opera “Proposta a Leonardo da Vinci”, situata nell’anello interno, è un’opera di videoarte speculativa ambientata nell’era del Web 4.0. L’artista Wu Ziyang e il suo team, dal punto di vista di Leonardo da Vinci, lanciano al maestro del Rinascimento una proposta che attraversa il tempo e lo spazio, invitando lo scienziato della dinastia Song del Nord Shen Kuo a contribuire alla risoluzione delle sfide dell’era tecnologica odierna.
Nel cuore dello spazio espositivo, il pubblico potrà ammirare l’opera “La luce di Liangzhu”: questo fascio di luce, che si eleva all’altezza di quasi 8 metri dalla base del padiglione, è un’installazione multimediale immersiva realizzata in collaborazione tra il team di Zheng Jing dell’Accademia di Belle Arti della Cina e il Laboratorio Zhijiang.
Spostandosi sul lato ovest della sala espositiva, sulla parete più buia, un’opera composta da 20 schermi dialoga silenziosamente con il pubblico: L’opera “Solitary Hill, Plantain Rain” dell’artista Yang Fudong, che comprende dipinti, fotografie e video, prosegue il linguaggio del “cinema pittorico” esplorato da molti anni. L’artista dispiega immagini statiche come un lungo rotolo, e lo spettatore completa la visione mentre cammina, sperimentando il ritmo narrativo del montaggio cinematografico attraverso il movimento nello spazio.

Nel cuore della sala espositiva, i visitatori potranno ammirare l’opera più grande dell’intera mostra: «Il viaggio verso la libertà», scritta dall’artista calligrafo Wang Dongling.

All’esterno sul lato est del Padiglione della Cina, l’opera di Xu Jiang intitolata «Simbiosi» risplende sotto i raggi del sole e si riflette sulle superfici a specchio, estendendosi all’infinito: una composizione di 1000 gigli di mare in bronzo alti 3 metri, piantati nella sabbia marina locale di Venezia.
Padiglione di Taiwan: Screen Melancholy
Il titolo della mostra deriva dall’espressione portoghese «Melancolia de tela», che letteralmente significa «malinconia dello schermo». Esplora quella condizione esistenziale caratterizzata da un senso di vuoto, ansia e umorismo nero che si manifesta nelle persone di oggi quando trascorrono lunghi periodi di tempo davanti a interfacce visive (come schermi di cellulari o computer).
È la prima volta, da quando il Padiglione di Taiwan partecipa alla Biennale dal 1995, che il Palazzo Pričioni, ex edificio carcerario, viene concepito come un unico «grande dispositivo multimediale di immagini»: l’artista Li Yifan ha sapientemente sfruttato la connotazione storica del luogo come «prigione», mettendola in relazione con la condizione dell’uomo moderno intrappolato nelle «finestre digitali». La sala espositiva è piena di enormi sculture di arti del corpo realizzate appositamente (come enormi teschi, mani e piedi), e il pubblico può sedersi su queste sedie a forma di “arti” per guardare. Li Yifan utilizza un motore di gioco (Game Engine) per creare immagini chedanno vita a una narrazione digitale frammentata, frenetica e caratterizzata da un’estetica morbosa.
Il protagonista del film ha le guance incavate e la pelle pallida come la morte; i suoi monologhi, intrisi di umorismo nero, suscitano nel pubblico un sorriso amaro in un’atmosfera opprimente.

Il tema centrale della mostra del Padiglione di Taiwan: l’esposizione riflette su come, nei 40 anni trascorsi dalla nascita del sistema Windows, siamo passati dall’essere controllori dell’informazione a diventare «prigionieri» imprigionati dagli algoritmi e dalle finestre. Le opere incorporano una riflessione sul modello «Software as a Service» (SaaS), indagando su come gli strumenti tecnologici rimodellino a loro volta la percezione umana e i modi di creare. Attraverso la giustapposizione di enormi sculture fisiche e immagini digitali irreali, la mostra sfida la definizione di «realtà» data dal pubblico.

Padiglione di Hong Kong: Fermata
Il concetto curatoriale si ispira al termine musicale “Fermata” (il segno che indica il prolungamento di una nota o di una pausa oltre il suo valore nominale).
Filosofia: In un mondo dominato dalla velocità, il padiglione invita i visitatori a esercitare il proprio “diritto alla pausa”. La durata della sosta è lasciata alla discrezione del visitatore, trasformando lo spazio espositivo in un intervallo temporale sospeso.
Atmosfera: L’allestimento gioca su luci soffuse e un design spaziale che evoca un senso di quiete, quasi a voler isolare il rumore frenetico della Biennale.
Gli Artisti e le Opere
La mostra presenta il lavoro di due artisti che esplorano il dialogo tra memoria, artigianato e modernità: Kingsley Ng e Angel Hui.
Kingsley Ng: “Laundry Nocturne”
L’opera è un’installazione site-specific che fonde luce, suono e materia.
Traendo ispirazione dalle lenzuola stese ad asciugare tra le calli di Venezia — un’immagine che richiama i densi vicoli di Hong Kong — l’artista crea una sinfonia visiva di tessuti che fluttuano. Attraverso l’uso di sensori e proiezioni, i movimenti dei tessuti generano suoni ambientali, creando una connessione poetica tra l’umidità della laguna e i ricordi della sua città.

Angel Hui: “I Open a Window for You”
L’artista collabora con maestri falegnami tradizionali di Hong Kong per integrare finestre di legno finemente intagliate. Queste “finestre” fungono da cornici attraverso cui osservare la reinterpretazione contemporanea di oggetti quotidiani (come i sacchetti di plastica ricamati), elevando l’artigianato popolare a una forma d’arte colta e simbolica.
Padiglione Macao: Jacone’s Polyphony
Il concetto curatoriale: Il Viaggio di Wu Li
Il tema centrale ruota attorno alla figura di Wu Li, celebre pittore e poeta della dinastia Qing, che nel 1681 si recò a Macao per studiare teologia con i Gesuiti. Sebbene il suo sogno di raggiungere l’Europa non si sia mai realizzato, la sua opera Raccolta di San Paolo (Sanba Ji) rimane una delle prime e più profonde testimonianze dell’incontro tra Oriente e Occidente.
Il padiglione risponde al tema della Biennale 2026, “In Minor Keys” (In toni minori), concentrandosi su queste narrazioni “minori” ma persistenti: le voci degli individui che vivono ai margini dei grandi imperi.
Gli Artisti e le Opere
Eric Fok (霍凯盛)
Noto per i suoi disegni tecnici meticolosi realizzati con la tecnica di penna su carta invecchiata, Fok presenta mappe immaginarie che fondono l’estetica delle mappe del XVI secolo con l’attuale skyline di Macao. Le sue opere esplorano l’eredità dell’Età delle Scoperte e l’evoluzione dell’identità portoghese-cinese.
Hilda Li (李凤莹)
Attraverso installazioni video e audio, Li cattura la “polifonia” urbana di Macao. La sua ricerca si concentra sui frammenti di vita quotidiana e sulla memoria collettiva, creando un’atmosfera immersiva che collega il passato spirituale di Wu Li alla modernità digitale.


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