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EXPRESSIONS OF GIO PONTI | TRIENNALE DI MILANO – CURATED BY GERMANO CELANT

Grattacielo Pirelli, Milano, 1960 © Gio Ponti Archives
Grattacielo Pirelli, Milano, 1960 © Gio Ponti Archives

Expressions of Gio Ponti
May 6 – 4 September 2011
Triennale di Milano – viale Alemagna 6
Curated by Germano Celant
www.triennale.org

“The most resistant element is neither cement, nor wood, nor stone, nor steel, nor glass.
The most resistant material in construction is art.” Gio Ponti

La Triennale di Milano is pleased to present an exhibition devoted to Gio Ponti and his work curated by Germano Celant in collaboration with the Gio Ponti Archives and the Gio Ponti’s heirs, to celebrate one of the indisputable masters of the twentieth century in his city.

In addition to being one of the first global architects of the twentieth century, with buildings constructed and designed by him in Italy and Europe, as well as outside Europe from Hong Kong to Denver, and Baghdad to Caracas, and San Paolo to New York, Ponti is also a designer with international recognition as a renowned theoretician and architecture critic. His curiosity and genius produced the magazine Domus and the historic publication Stile, which were concretizations of his larger commitment to seeking the relationship between architecture and the arts, including their promotion and exhibition, that emerged in the creation of the First Triennale di Milano in 1933 and in the coordination of many of the subsequent editions.

The exhibition

Through more than 250 sketches, drawings, paintings and sculptures, ceramics and majolicas, furniture and study models the exhibition draws attention to Ponti’s rich and complex creativity that began in the 1920s with his position as artistic director of the company Richard Ginori and unraveled for around seventy years in the field of architecture, industrial design, traditional and artistic production, as well as research and communications in the field of the arts. In this composite universe, an attempt is made to render Ponti’s presence in Milan symbolically explicit through some sketches and mock-ups for the first Montecatini building (1936-1938), for the Torre Pirelli (1956- 1961), for the Church planned for the Ospedale San Carlo (1961-1965), among others.

The architect’s contribution to his city is completed by the review of Italian and international projects with particular focus on the Italy-America axis, through Ponti’s work dedicated to the furnishings of ocean liners, as well as his citation of the Casement window, a new type of window frame realized between 1953 and 1954, intended as an homage to Philip Johnson and produced as a prototype by the New York firm Altamira.

Ties with the United States are also afoot with architectonic commissions realized or planned, from the Time & Life Building Auditorium in New York (1959) to the Denver Art Museum (1971), to Los Angeles Cathedral, which join noteworthy exhibitions in the exhibition such as the Primo Palazzo Montecatini in Milan (1936), the Istituto Italiano di Cultura in Stockholm (1954), the San Carlo Church in Milan (1966) and the Gran Madre Cathedral in Taranto (1970).

The exhibition is complemented by a display of Ponti’s communications through writing, painting, drawings brought together in a symbolic study where references to his realized projects and an intimate and personal dimension are brought together in films and interviews.

The exhibition installation by Studio Cerri e Associati of Milan is the fruit of the collaboration between museums and public and private collections that have generously loaned their precious material.

The exhibition catalogue

The publication published by Electa that will accompany the event is a facsimile of Espressione di Gio Ponti, the rare collection of his projects organized by Ponti, originally printed in 1954 (Daria Guarnati Editore), along with an extensive brochure presenting information regarding the exhibition as well as related official texts and criticisms accompanied by illustrations and scientific notes.

Triennale di Milano Press Office
viale Alemagna 6 tel. 02-72434205/247
tel. 02-724341 fax 02-72434239
fax 02-89010693  – press@triennale.org

Gio Ponti nel cantiere della Villa Planchart a Caracas 1955 - Gio Ponti © Gio Ponti Archives
Gio Ponti nel cantiere della Villa Planchart a Caracas 1955 - Gio Ponti © Gio Ponti Archives

Testo di Giuliana De Antonellis – Fonte: www.gdapress.it

La creatività di Giò Ponti in esposizione alla Triennale e al Pirellone dal 6 maggio al 4 settembre 2011

“Amate l’architettura, la antica, la moderna. Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato – ha inventato – con le sue forme astratte, allusive e figurative che incentrano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita” (Gio Ponti).

Questa è una delle affermazioni che introduce alla conoscenza di questo architetto che, oltre a essere uno dei primi architetti globali del Novecento, con edifici realizzati e progettati in Italia e in Europa, ma anche in paesi extraeuropei, è stato anche un designer riconosciuto a livello internazionale quanto un noto teorico e critico dell’architettura. Alla sua curiosità e al suo genio si devono le nascite di “Domus”e “Stile”. Maestro indiscusso dell’architettura, primo direttore artistico della Triennale con Sironi, sua è la Prima Mostra Triennale di Milano nel 1933 e il coordinamento di molte delle edizioni successive. Ancor oggi il suo “lascito indiscusso” aleggia negli spazi della Triennale.“ Giò Ponti, come dice Davide Rampello, è stato il riferimento più alto di tutto il ‘900 italiano per la complessità che ha sviluppato, per ridondanza progettuale, lui era un fiume in piena. Sfido a trovare un altro architetto che si sia interessato di tutte le cose di cui si è interessato lui, che ha creato le cose che ha creato lui, che ha mosso imprese. Uno che si è misurato con tutti i materiali possibili, dalla ceramica alla porcellana, dal legno al ferro, e che alla fine per citare le sue parole ha affermato che “nell’edilizia il materiale più importante è l’arte”. Attraverso oltre 250 tra schizzi e disegni, dipinti e sculture, ceramiche e maioliche, mobili e modelli di studio l’esposizione vuole portare all’attenzione la ricca e complessa creatività pontiana che ha inizio negli anni venti con la direzione artistica della società Richard Ginori e si dipana per circa settanta anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti. Milano è privilegiata attraverso alcuni modelli di studio e/o disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936-1938), alla Torre Pirelli (1956-1961), alla Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1961-1965), tra gli altri.Tutte “creazioni” che faranno parte di itinerari proposti alla città.

Non mancano i suoi apporti architettonici in Italia e all’estero, con particolare riferimento alla Finestra arredata, un nuovo tipo di serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson. Fan da cornice ceramiche, scritti, disegni, dipinti e mobili, tutti raccolti come in un grande studio. Il catalogo sotto forma di magazine viaggerà assieme alla straordinaria riproposta in fac-simile della ormai mitica Aria d’Italia espressione di Giò Ponti curata dallo stesso nel 1956.

La seconda tappa nella conoscenza di Giò Ponti e il rapporto con la manifattura Richard-Ginori è al Grattacielo Pirelli, ove sono esposte ceramiche e disegni che celebrano la creatività e la versatilità attraverso alcune delle serie più note come La conversazione classica, Le mie donne, La venatoria, presentate con i pezzi più significativi, e ancora urne e vasi accolgono decorazioni che manifestano con evidenza il ricorso alla citazione archeologica. Non di minore interesse è la presenza di alcuni decori che fanno riferimento all’architettura, tratti da un vasto repertorio di ispirazione palladiana, ma anche connessi alle coeve esperienze che Ponti avviava nella sua prima attività professionale, in primo luogo con la casa di Via Randaccio.

Giuliana de Antonellis

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Espressioni di Gio Ponti
6 maggio – 4 September 2011
Triennale di Milano
a cura di Germano Celant

“Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte.” Gio Ponti

La Triennale di Milano è lieta di presentare una mostra su le “Espressioni di Gio Ponti”, curata da Germano Celant in collaborazione con Gio Ponti Archives e gli Eredi di Gio Ponti, per celebrare nella sua città uno degli indiscussi maestri del Novecento.

Ponti oltre a essere uno dei primi architetti globali del Novecento, con edifici realizzati e progettati in Italia e in Europa, ma anche in paesi extraeuropei, da Hong Kong a Denver, da Bagdad a Caracas, da San Paolo a New York, è anche un designer riconosciuto a livello internazionale quanto un noto teorico e critico dell’architettura.

Alla sua curiosità e al suo genio si devono le nascite della rivista “Domus” e della storica pubblicazione “Stile”, come un largo impegno nella ricerca dei legami tra l’architettura e le arti, compresa la loro promozione ed esposizione, che portò alla creazione della Prima Mostra Triennale di Milano nel 1933 e nel coordinamento di molte delle edizioni successive.

La mostra

Attraverso oltre 250 tra disegni e dipinti, ceramiche e maioliche, mobili e oggetti, studi e modelli di architettura, l’esposizione vuole portare all’attenzione la ricca e complessa creatività pontiana che ha inizio negli anni venti con la direzione artistica della società Richard-Ginori e si dipana per circa settant’anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti.

In questo composito universo, si è voluto rendere simbolicamente esplicita la presenza di Ponti a Milano, attraverso alcuni modelli di studio e/o disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936), al grattacielo Pirelli (1956-1960), alla Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1966), tra gli altri.

L’apporto dell’architetto alla sua città si completa con la rassegna di progetti italiani e internazionali con un focus particolare sull’asse Italia-America, sia attraverso il lavoro di Ponti dedicato agli arredi delle navi transoceaniche, sia attraverso la citazione della Finestra arredata, un nuovo tipo di serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson e prodotto in forma di prototipo dalla società newyorchese Altamira.

I legami con gli Stati Uniti sono anche forieri di commesse architettoniche realizzate o progettate, dall’Auditorium del Time & Life Building di New York (1959) al Denver Art Museum (1971), alla cattedrale di Los Angeles (1967), che in mostra si aggiungono a noti progetti quali l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma (1954), la chiesa di San Carlo Borromeo a Milano (1966) e la Cattedrale della Gran Madre di Dio a Taranto (1970).

L’esposizione si completa con il display del modo di comunicare di Ponti attuato in scritti, dipinti, disegni raccolti in uno studio simbolico in cui si colgono i rimandi ai progetti realizzati e una dimensione intima e della persona, attraverso i filmati e le interviste.

L’allestimento è curato dallo Studio Cerri & Associati di Milano. La mostra è frutto della collaborazione con musei e collezioni pubbliche e private, italiani e internazionali, che hanno generosamente prestato il loro prezioso materiale.

Il catalogo

La pubblicazione edita da Electa che accompagna l’evento è la riedizione fac-simile di “Espressione di Gio Ponti”, la rara raccolta dei suoi progetti curata da Ponti e data alle stampe per l’unica volta nel 1954 (Daria Guarnati Editore, Milano), a cui si aggiunge un ‘giornalone’ dove sono presenti i dati della mostra, con i relativi testi ufficiali e critici corredati da immagini e dagli apparati scientifici.

In occasione delle mostre dedicate a Gio Ponti (La Triennale di Milano, Espressioni di Gio Ponti, 6 maggio – 24 luglio) e a Guido Andloviz (Museo Bagatti Valsecchi, Forme e colori di Guido Andloviz, 10 maggio – 4 luglio) il biglietto d’ingresso a una di queste esposizioni darˆ diritto all’entrata ridotta all’altra.

Foto di Fabrizio Marchesi
Foto di Fabrizio Marchesi

Triennale di Milano Press Office
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