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CARLO REA – IMPERMANENZE – GALLERJA – ROME

n. 7 Scorre la luce 320x200 anno 2012 Carlo Rea
n. 7 Scorre la luce 320×200 anno 2012 Carlo Rea

CARLO REA
IMPERMANENZE
Forms and images of fluctuating surfaces
Curated by Bruno Corà

Opening Monday 28 April 2014 at 6 p.m.
From 29 April to 12 July

Gallerja, Via della Lupa 24, (Fontanella Borghese) 00186 Rome
T. +39 06.68801662, info@gallerja.it, www.gallerja.it

Carlo Rea’s solo exhibition “IMPERMANENZE – forms and images of fluctuating surfaces” curated by Bruno Corà will be held in the space of the Gallerja Monday, 28 April at 6 p.m.

The artistic career of Carlo Rea has developed over a period of twenty-five years through a series of intense experiences  which have led him from music to visual arts. Following a passionate meditative phase lasting  several years, and after the procedural  elaboration of a linguistic pattern that satisfied his needs, this is his first important solo exhibition in Italy representing a coherent nucleus of various works realized in different periods, and which fully delineate the artist’s profound authentic aesthetic processes and his multifarious character traits.

The exhibition presents a repertory of works, the products of  sensitive research and  painstaking discipline which pinpoint the path of a highly personal inedited idiom, full of innovation and links with the traditions of both music and the  plastic arts. Rea’s experience – especially during recent years – seems drawn to the representation of the fluctuation of matter,  intended as  physical and metaphysical space, while suggesting a constant impermanence of the things that surround us and the concept of an all-permeating instability.

In his music as well as in his drawings, paintings and plastic works, notions of instantaneousness and continuity are at the centre of his investigation, which finds the ideal vehicles for their visualization in the use of materials such as gauze, ceramics or plaster.

The exhibition therefore presents monochromatic surfaces set on gauze where the stratification of the parts or their twisting produce horizons of plastic continuity: works of plaster and ceramics  set in space by the artist, who  often uses them as instruments to produce surprising sonorities,

Carlo Rea was born in Rome in 1962 from a family of artists: his father Ermanno is  a writer while his mother Annette is a writer and photographer. His maternal grandmother, aka Annette Bach, was a theatrical and cinema actress between the 1930s and the 1940s; his paternal grandfather was a painter and tradesman during the 1920s in Naples.

Carlo Rea attended  the conservatories of Milan, Rome and Geneva, graduating in violin and viola.

While in Rome at the beginning of the 1980s,  he came in contact with the cultural artistic environment of the city and his encounter with abstract painting was of crucial importance. The study of music and the practice of painting have blended into a unique personal  idiom, in which he transposes music onto paper, canvas and ceramics. His drawings based on musical script are significant because  the annotations have become pictorial form.

In 1991 he moved to Paris where he set up his first solo exhibition, the opening of which was held the following year. This event definitively  marked his commitment to painting. The creative path of Carlo Rea also passes through extra-pictorial materials that have an intrinsic plastic value: wood, jute, asphalt, tile, ceramics, etc., in which the artist constantly searches for vibrations, sounds, breath, as, for example in the series of  ceramic sculptures “Impermanent Substance”, realized between 2013 and 2014. Besides arranging them in space, the artist often uses them as musical instruments: when gently brushed by fingers they emit amazing sounds.

To sum up, we can say that his production over the past ten years has been  characterized by the poetic splitting of that sort of non-colour, white, which is also the sum of all colours. Rea works on large monochromatic gauze-based surfaces in which the stratification of parts or their tension/torsion produces extensions that tend to confer an evanescent quality to the marks  scattered hither and thither on the base   or on the surfaces in which the mere stratification and tension of the material produce impermanences and  absence of references to space-time.

A monograph curated by Bruno Corà with a critical test and the images of all the works on display will be presented during the exhibition. Ed Magonza, 208 pages.

Press office
Studio Martinotti
martinotti@lagenziarisorse.it
www.francescamartinotti.com – T. +39 348 7460312

Gallerja
Via della Lupa 24 – 00186 Rome – T. +39 06.68801662 – info@gallerja.it – www.gallerja.it

n. 6 Dittico Campo sonoro 40x40x2 anno 2012 tecnica mista, garze tese, impasto di gesso e stucco a tempera su tela - Carlo Rea
n. 6 Dittico Campo sonoro 40x40x2 anno 2012 tecnica mista, garze tese, impasto di gesso e stucco a tempera su tela – Carlo Rea


CARLO REA
IMPERMANENZE
Forme e immagini delle superfici in fluttuazione
a cura di Bruno Corà
Inaugurazione lunedì 28 aprile 2014 ore 18
dal 29 aprile al 12 luglio

Gallerja, Via della Lupa 24, (Fontanella Borghese) 00186 Roma
T. +39 06.68801662, info@gallerja.it, www.gallerja.it

Lunedì 28 aprile, alle ore 18, si inaugura a Roma presso lo spazio Gallerja  la mostra personale di Carlo Rea dal titolo “IMPERMANENZE – Forme e immagini delle superfici in fluttuazione“, a cura di Bruno Corà.

Il percorso artistico di Carlo Rea si è sinora sviluppato nell’arco di circa venticinque anni, attraverso una serie di profonde esperienze che dalla musica lo hanno fatto approdare alle arti visive. Questa, dopo una intensa e meditata fase durata qualche anno e a seguito di una elaborazione processuale di un pattern linguistico soddisfacente le proprie esigenze,  è la sua prima e significativa mostra personale in Italia che propone un nucleo coerente di opere diverse realizzate in successivi periodi e che delineano compiutamente, nel loro insieme, il profondo e autentico processo estetico dell’artista e la sua compiuta personalità.

La mostra che presenta un repertorio di opere dovute ad una sensibile ricerca e a un’attenta disciplina individua il sentiero di un linguaggio inedito e personalissimo, ricco di innovazione e legami tra tradizione musicale e arte plastica. L’esperienza di Rea, soprattutto negli ultimi anni, appare rivolta alla rappresentazione della fluttuazione della materia intesa come spazio fisico e metafisico, proponendo l’impermanenza costante delle cose che ci circondano e il concetto di instabilità che tutto permea.

Nelle sue esperienze musicali, ma anche nel disegno, nella pittura e nella plastica le nozioni di istantaneità e continuità sono al centro della sua indagine, trovando nell’impiego di materiali come la garza, la ceramica o il gesso ideali veicoli di visualizzazione delle entità sopra indicate.

Il percorso espositivo dunque mette in mostra superfici monocromatiche a base di garze in cui la stratificazione di parti o la loro torsione produce orizzonti di continuità plastica, gessi e ceramiche  che l’artista, oltre a disporre nello spazio, sovente adopera come strumenti di sorprendente sonorità.

Carlo Rea nasce nel 1962 (la madre Annette di origine tedesca, il padre Ermanno, scrittore). Inizia giovanissimo il corso di violino presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Successivamente è a Napoli, dove si trasferisce per ragioni familiari e frequenta il Conservatorio di San Pietro a Majella. Qui inizia anche lo studio della viola. Infine, in seguito a un ennesimo trasferimento di residenza, si diploma brillantemente presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma.  In questo periodo segue assiduamente l’ambiente dell’arte e della musica contemporanea frequentando e suonando musiche di autori come: Luciano Berio, Salvatore Sciarrino, Franco Donatoni, Fausto Romitelli, che a lui dedica “Ganimede” per viola sola. L’incontro a Roma, all’inizio degli anni 80, con l’ambiente culturale e artistico della città e con la pittura astratta è decisivo. Di questo periodo sono i primi disegni delle “partiture visuali“ che possono essere solo guardate e non eseguite, disegni a base di grafia musicale, in cui l’annotazione diviene forma pittorica. Da quel momento lo studio della musica e la pratica della pittura si fondono in lui in un unico linguaggio. Quando ormai,  già collaboratore in qualità di violista per quasi un decennio con l’Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, ha già eseguito spartiti famosi sotto la direzione di grandi maestri di fama internazionale, Carlo Rea decide di abbandonare Roma e la musica per dedicarsi esclusivamente alle arti visive. Nel 1991 è a Parigi dove prepara la sua prima mostra personale inauguratasi l’anno successivo e ospitata dalla Galerie Berthet Aittouares. Questo evento segna in modo irreversibile il suo impegno nell’arte pittorica. Nel 1993 il pittore Jean Bazaine (1904-2001), esponente storico dell’astrattismo francese, dopo aver visto una sua personale, scrive una lettera di elogio definendolo  un “vrai peintre”. Nel 1994 la rivista francese MUSEEART  recensisce le mostre “Voyage d’hiver” e “Omaggio a Montale”, quest’ultima ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, sottolineando l’intreccio profondo tra musica e pittura. Il percorso creativo di Carlo Rea passa anche attraverso l’utilizzo di materiali considerati extra pittorici ma con intrinseca valenza plastica: legno, juta, asfalto, terracotta, ceramica, ecc.. nei quali egli ricerca sempre la vibrazione, il suono, il respiro. Le esperienze si susseguono, consumate con la tipica voracità di chi cerca ostinatamente in se stesso un approdo stilistico, senza lasciarsi distogliere da nessuna lusinga. Alla fine degli anni novanta rientra in Italia e si occupa delle relazioni tra musica, arte e medicina, in questo periodo realizza due edizioni (2001 e 2002) del Crossover Festival, tra arte e medicina. E solo dopo questa esperienza, in un lungo periodo di pausa che Carlo Rea torna all’arte plastica, il risultato di questa assenza è una pittura estremamente filtrata e oramai rarefatta, al limite della permanenza visuale, che diventa riflessione sulla condizione di impermanenza dell’essere.

Per la mostra sarà presentata una pubblicazione monografica a cura di Bruno Corà con un testo critico e le immagini di tutte le opere esposte. Magonza  editore 200 pag.

Ufficio stampa
Studio Martinotti T.
martinotti@lagenziarisorse.it
www.francescamartinotti.com – +39 348 7460312

Gallerja
Via della Lupa 24 – 00186 Roma
T. +39 06.68801662 – info@gallerja.it – www.gallerja.it
orari: martedì – sabato 11.00 – 13.30 / 15.00 – 19-30
Opening hours Tuesday – Saturday 11.00 – 13.30 / 15.00 – 19-30

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