Biennale di VeneziatextsVENICE

ALLA BIENNALE CI SONO ANDATA …

un applauso a presa per il … a Sara Lucas

articolo di Valentina Colella


Parte 1

Selfie, Sigaretta, natura.

La prima Biennale con i nostri adorati Selfies e con special guest Whatsapp.

Messaggi telegrafici: “ho il tel scari a dp app trovo un car”, “Pad Italia opening 16:00”,

“nn ho batt dopo 8/8:30 al BB” , “dv siete? Io ai Giard, v asp bar sinistra”.

Il fenomeno (oltre al selfie) che più mi ha colpito alla Biennale di Venezia è stato quello di affamati gruppi (di svariate etnie e svariate tendenze, me compresa) alla ricerca disperata dell’attacco con la flebo per ricaricare lo smartphone, bagni, corridoi, retro installazioni, gente in fila con aspetto pre-attacco di panico “perdo il mio gruppo”, per avere 5 minuti a testa, concessi, per il 3% di livello dell’alimentazione batteria.

Insomma la Biennale della presa…sempre meglio le prese dell’elettricità per caricare il telefono che la sigaretta presa per il … di Sara Lucas…se l’arte ha bisogno di lei o meglio il sistema dell’arte ha bisogno di concedergli un padiglione di color uovo sbattuto, pieno di corpi mozzati e col culetto all’insù con una sigaretta infilata…Io smetto di fare l’artista… (alla Biennale vanno anche i bambini), invece no…continuo a fare l’artista.

Ammetto che lasciando lei nell’uovo, ho trovato una qualità concettuale media. Ovviamente molti padiglioni super cool, super wow, super non respiro, super mio Dio…

Livello di lettura 1 = emozione e impatto, test superato.

Livello di lettura 2 = profondità…non tutti passano a pieni voti, ma un bel 7 politico a tutti.

Molto interessanti invece i Padiglioni che hanno accolto progetti durati mesi, progetti sentiti, che conservano ancora una purezza, un voler bene al mondo che abitiamo. Serbando armonia e selezione, con meticolosità per me ha vinto Herman De Vries (1931) con la sua ricerca “to be all way to be”, riporta con un ordine maniacale, esattamente museale e scientifico: oggetti organici e non, sculture, carbone, conchiglie, sassolini, attrezzi (il tutto raccolto ai Giardini, nella laguna e moltissimo nell’isola deserta del Lazzaretto).

Stimolando il nostro ragionare verso un’attenzione dolce, verso l’esistenza e la nostra evoluzione.

Esposizione a cura di Colin Huizing e Cees de Boer, credo felicissimi di poter scrivere e raccontare un’opera in continua evoluzione che mescola filosofia, selezione, scienza e dura da sessanta anni.

Unico appunto: Il pubblico è invitato a visitare i luoghi di ricerca di Herman De Vries attraverso gite in barca…ma purtroppo né io, né le persone che vagavano in cerca della fermata della “barca” siamo riusciti a trovare la fermata, così rimasti sul marciapiede dei Giardini…per un’ora. Rimasta con noi la curiosità dell’isola che c’è, tanta stanchezza e la testa piena di immagini da non ricordare molto del bel minestrone colorato… non restava che andare alle festicciole e party cool, la cena da Pinault, ancora lontana.

 

Parte 2

My bed at Venice.

Dopo aver viaggiato una notte per poter risparmiare almeno con il prezzo del treno, immaginando i 3 giorni di anteprima con i svariati incontri, andiamo, mangiamo, sprizzettiamo…Il mio arrivo a Venezia è cominciato in maniera trionfale con un favoloso check in, ovviamente location da definire al momento perché appena arrivata nella sede indicata nel famoso portale blu per la prenotazione di hotel, mi hanno rimbalzato dall’altra parte della città…insomma da Santa Croce ai Gesuiti fermata le Zattere, non siamo così vicini.

Arrivata nella reale sede del mio soggiorno a Venezia, incontro un omino carino che con gentilezza mi dice che a loro non è arrivata la mia caparra di 160,00 euro (bugia perché alla fine escono allo scoperto), dopo svariate dimostrazioni del mio avvenuto pagamento risolvo la questione minacciando di chiamare “l’ordine e segnalare l’abuso”, alle 12:00 avevo un carinissimo appartamento al prezzo di un doppia. Consiglio mantenere la guardia. Venezia nei giorni di apertura Biennale è full e kaotica.

 

Parte 3

Ogni spazio è Biennale.

Eventi collaterali: troppi, diventa difficile guardare, metabolizzare, distinguere.

Venezia assorbe ogni cosa come spugna, satura, ma sempre bella.
Piccole Temporary Gallerie, spazi, scantinati, rimesse barche: durante l’apertura nascono come muffa e tutto è Galleria. Ovviamente affittati a prezzi folli.

Parlando con i termini del Sistema dell’Arte.

Serie A Biennale vera Giardini/ Arsenale/ Padiglioni dislocati.

Serie B Biennale eventi collaterali.

Serie C Biennale fuori salone della cantina.

Serie C Performer non ufficiali all’interno dei giardini.

Serie D Artisti di strada.

 

Parte 4

E quindi questa Biennale?

Nonostante, Venezia sia cara, dispersiva ed ogni volta non si fa a meno di perdersi, io alla Biennale ci tornerei oggi stesso, è, e spero resterà sempre, l’appuntamento con l’arte mondiale più interessante.

Prendete il mio articolo come piccoli appunti divertenti di una giovane artista. E andate a vedere anche Sara. A dimenticavo, chiudiamo in Patria: L’italia alla Biennale, puzza un pochino di polvere e stantio…ma che vogliamo nell’arte oggi va di moda la polvere e la nebbia.

Torno a ripetere, prendendo in prestito dal Vasari “il modo di dar grandezza alla maniera d’oggi”.

Valentina Colella


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