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ANOTHER VACANT SPACE – ADAM NANKERVIS – BERLIN

Another vacant space
director: Adam Nankervis
Biesentalerstrasse 16
D-13359 Berlin – Germany

Testo di Vittoria BiasiArt historial
See English here: http://www.anothervacantspace.com/press-news-updates

Da sempre la ricerca è all’origine dell’arte, della scienza, del pensiero filosofico e matematico, di tutto ciò che l’uomo ha introdotto nel percorso sociale. Non amo i termini progresso e evoluzione riferiti alla trasformazione dei linguaggi e degli strumenti: questi sono espressioni ideologiche, che trascurano mettono in oscurità la ricerca del pensiero. I musei di antiche civiltà testimoniano l’alto livello estetico dei vari periodi storici. L’osservazione, la ricerca e il pensiero sono il principio unificante della storia umana o artistica, che confluisce nel fare. Nel mio immaginario seguire la ricerca è come voler raggiungere, nel senso di vedere, una stella tra le infinite del cielo. Una volta le botteghe degli artisti erano luogo in cui confluivano inventori, filosofi, poeti, uomini di cultura e di ricerca per un continuo confronto e dibattito.

Dalla fine del Settecento il mondo dell’arte assume diverse fisionomie, si radica sul territorio con istituzionalizzate e aperte al pubblico. Accanto al mondo di musei comincia a vivere quello indipendente, della ricerca costruita su eventi, conquiste personali e in relazione con chi è impegnato in un progetto affine. Le mostre, gli incontri, in questi spazi, sono svincolati dalla tradizionale metodologia comunicativa: sono momenti di incontro, in cui il concetto di mostra recupera il valore di rivelazione di uno studio, di una riflessione o intuizione, e non di esposizione di un prodotto.

meeting 2015 in Another vacant space
meeting 2015 in Another vacant space

Adam Nankervis è una particolare figura di artista, curatore di eventi, performer, compagno di strada di artisti che desiderano realizzare la propria indipendenza creativa. Il leader in tal senso è David Medalla che ha sempre difeso il concetto di nomadismo dell’arte e dell’artista intesa come mobilità, che è l’aspetto intrinseco della natura, dell’uomo. La storia di Another vacant space e di Adam Nankervis inizia nel 1992. Nello spazio che l’artista ha aperto in New York City per mostrare il lavoro di artisti fuori dal mercato, come Adam Nankervis e Patsy Craig. Artisti rivolti alla sperimentazione collaborano anche nell’attuale spazio Avs a Berlino (Biesentalerstraße 16 Berlin, 13359 Deutschland). La galleria, ricca di suggestione all’interno, affaccia sulla strada dando l’idea del facile accesso, di un posto di luce. Ogni angolo conserva la storia del passaggio degli artisti: dalla scrittura di Paul Darius sul pavimento. Ogni oggetto e ogni angolo hanno un senso o sono una rievocazione artistica e contribuiscono a trasformare lo spazio in opera totale in costruzione, connotandolo e proteggendolo.

Adam Nankervis, Another Vacant Space, Berlin
Adam Nankervis, Another Vacant Space, Berlin

In un’intervista del 1996 (ArtPress n.17, 1996) con una foto di David Medalla e Adam Nankervis, épelant les lettres de l’histoire secrète du Mondrian fan club, l’artista filippino denunciava che negli ultimi venti anni, l’avanguardia era divenuta un’industria internazionale, aggiungendo che la vera avanguardia si situa all’esterno di quella comunità di interessi del mercato, delle gallerie etc.. I tre artisti, a suo avviso più interessanti, Boris Gerrets, di Amsterdam, Lovato Guerrino di Venezia e Adam Nankervis (Australiano). La missione di Adam Nankervis, degli artisti, dei critici con cui collabora è preservare l’opera dalla volgarizzazione.

Archive work in progress_1968_2015
Archive work in progress_1968_2015 by David Medalla

Nello spazio di Adam, l’installazione-archivio di Medalla è l’opera più bella in assoluto. Rispecchia il modo di essere nel mondo dell’artista filippino in coerenza con il suo nomadismo. La vita è un progetto sconosciuto che cresce nel tempo, così il suo archivio è un work in progress costituito da valigie d’epoca, del viaggiatore di una volta, che portava con il corpo il peso del viaggio. L’archivio, la trascrizione della propria vita, è un altro modo di essere Muro e il ricordo di Fabio Mauri, con cui Medalla ha condiviso le esperienze degli anni ’60, delle neo avanguardie, è sempre presente nel suo pensiero accanto a quello di Rotko.

Lo spazio, fondato da Adam Nankervis, è la realizzazione di questo concetto d’arte, in cui l’opera non è il prodotto per la grande macchina. L’opera è un segmento spazio-temporale capace di attrarre, di entrare negli altri, di ri-proporsi, di mutare la disponibilità, di vivere nello spazio e nel tempo altro. Gli artisti e il curatore difendono la preziosità del pensiero filosofico, della ricerca, del filo che collega partecipanti-eventi. Ospite della galleria è stato l’artista ucraino Anton Varga, che con Open Group, realizza progetti descrittivi con il coinvolgimento del pubblico. The Silence of a Movement (June 27 – July 19, 2014) è una particolare mostra di ricerca, di condivisione tra più curatori e artisti, giovani e affermati, con il catalogo realizzato da Nadine Blasche, Maria Heise, Birte Hensel, Alexandra Holowicki, Klara Hülskamp, Nele Kaczmarek, Cornelia Kolmer, Laura Laby, Lauren-Michelle Leyhe, Araceli Mangione, Sandra Melchien, Helene Osbahr, Sophie Ribbe, Melanie Rosal, Jasmin Rychlik, Nicolai Sakowski, Marike Schmidt, Robin Smans, Wiebke Tjarks, Ningning Zhao e Susanne Neubauer, con opere provenienti da Paul Darius, James Edmonds, Richard Buckminster Fuller, Manuel Haible, Swantje Hielscher, Daniel Kupferberg, Marta Leite, Liliane Lijn, David Medalla, Adam Nankervis, Harald Szeemann e Robert Wilson. Il titolo è riferito all’impegno, al coinvolgimento di artisti e curatori per creare uno spazio di arte totale, espressione del processo sinestetico, di armonizzazione dei differenti livelli sensoriali.

Nina de Felice painting
Nina de Felice painting

L’esperienza cinetica di David Medalla condivisa dall’artista Adam Nankervis è divenuto un pensiero perenne attorno cui continuano a lavorare giovani artisti proiettando nella dimensione sociale le percezioni acquisite.

Mateusz Choróbski costruisce il suo lavoro video sulla permeabilità dello spazio, capace di farsi attraversare dalle emozioni personali e di sedimentarle nel tempo, nello spazio, dove uno strumento tecnologico è la scatola testimone delle trasformazioni, della mutevolezza degli stati. Lo studio cinetico e sinestetico, sulle orme di David Medalla e Adam Nankervis, accomuna gli artisti che partecipano alla vita di Another Vacant Space, come Igor Omulecki, Mitia Chrikov, Mateus Chorobski, Paul Darius, Klaas Hubner.

Un progetto particolare di Adam Nankervis col Museum MAN, il suo museo nomade, è Stelle nere su cielo bianco (Black Stars, 2011). Con riferimento alla pagina bianca di Mallarmé, le macchie d’inchiostro sono una cosmologia di incantesimi, stelle nere su cieli bianchi. Ogni artista ha creato la pagina contribuendo a determinare la zeitgeist del microcosmo, del macrocosmo, del sistema, del suo essere nel mondo e attraversarlo nelle mutazioni. La prima edizione del libro Black Stars è stato presentato allo Chateau de Sacy su invito di Hermine Demoriane, nel 2011 con il contributo di Stephan Apecilla-Hitchcock, APL 315, Stefan Armor, Jenny Brown, Sico Carlier, Misha Dare, Benjamin Dewor, Thomas Draschan, James Edmonds, Heide Hatry, Laura Hatry, Elmar Kaiser, Myriam Laplante, Didier Lestrade, Andrei Loginov, David Medalla, Adam Nankervis, Susanne Neubauer, Igor Omulecki, Miranda Pluser, Ricci/Forte, Karol Slowik, Shanghai Surbir, Anja Teske, Ben Vautier, Deborah Wargon.

Daniel Kupferberg
Daniel Kupferberg

Un altro progetto importante è stato realizzato, curato e introdotto da Daniel Kupferberg con un programma di estratti da film di Öyvind Fahlström, baci più dolce del vino Öyvind Fahlström New York 1966. Daniel Kupferberg collabora con Another Vacant Space anche in qualità di artista con eventi e ricerche volte a scoprire o rivelare possibili architetture celate negli oggetti di uso quotidiano. Questi racchiudono le ideologie estetiche e politiche del momento storico. Attraverso i materiali semplici è possibile tracciare un profilo economico sociale oppure è possibile entrare in contatto con la sua sonorità e raccogliere le sintonie sconosciute di un mondo trascurato. L’arte di Kupferberg è una sorta di indagine territoriale tra i media della contemporaneità. Ogni artista è una finestra su un mondo, su una poetica che continua a costruire una storia preservata in quest’angolo di Berlino.

Vittoria Biasi – Art historial

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