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UNA SCRITTURA ALLO SPECCHIO – I SEGRETI DELLA SINISTRA MANO DI LEONARDO – SALA DEL TESORO DEL CASTELLO SFORZESCO – MILANO

“…di brutti caratteri scrisse lettere, che sono fatte con la mano mancina a rovescio, & chi non ha pratica a leggere non l’intende, perché non si leggono, se non con lo specchio”.

(Giorgio Vasari, Vita di Lionardo da Vinci, Firenze 1568)

…of characters ugly in form he wrote letters, that are done with the left hand from right to left, and those unaccustomed to reading them do not understand them, because they cannot
be read, except with a mirror’.


Una scrittura allo specchio. I segreti della sinistra mano di Leonardo
31 gennaio-19 aprile 2020

Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro
Castello Sforzesco di Milano
dal martedì alla domenica, 9-17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)
Ingresso libero

Il titolo Una scrittura allo specchio. I segreti della sinistra mano di Leonardo gioca consapevolmente con le parole e l’immaginario collettivo – rinviando insieme alla specularità della scrittura usuale di Leonardo e allo specchio come riflesso della persona – allo scopo di introdurre il pubblico a un viaggio di scoperta al di là dei miti e dei luoghi comuni.
La mostra, a cura di Isabella Fiorentini, Loredana Minenna e Marzia Pontone, intende ripercorrere le fasi essenziali della formazione del genio vinciano attraverso l’analisi della sua scrittura, che costituisce uno specchio in grado di restituirci fedelmente le componenti fondamentali di una cultura personale sviluppatasi tra ambiente famigliare, apprendistato in bottega e frequentazione delle corti.

Il pubblico è invitato nel percorso espositivo a osservare e confrontare l’esperienza grafica di Leonardo – grazie alla presenza in mostra del Codice Trivulziano, conservato al Castello Sforzesco, e del foglio 170 del Codice Atlantico, oggi alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, – con significative attestazioni grafiche coeve.

Così, la valenza esoterica della sinistra mano di Leonardo evocata nel sottotitolo costituisce un motivo di richiamo per introdurre il visitatore a un’indagine nella quale i segreti non sono in realtà i contenuti magici e misteriosi della mitografia vinciana ma gli elementi grafici ‘nascosti’ nei documenti originali che possono contribuire a una migliore comprensione della cultura di Leonardo.

Sono presenti in sala postazioni multimediali per lo sfogliamento virtuale del Codice Trivulziano, in formato digitale ad altissima definizione.

L’infanzia di Leonardo nella nativa Vinci, l’apprendistato a Firenze e il suo arrivo a Milano sono infine evocati in mostra attraverso un video tratto dal fortunato spettacolo Leonardo, che genio!, scritto e interpretato da Elena Russo Arman e prodotto dal Teatro Elfo Puccini.

La mostra, allestita presso la Sala del Tesoro del Castello Sforzesco, negli stessi luoghi che hanno visto la presenza di Leonardo a Milano, intende concentrare l’attenzione sulla scrittura del maestro – in modo particolare quella prodotta negli anni del suo primo soggiorno milanese (circa 1482-1499) – e richiamare attraverso la prospettiva grafica i momenti essenziali della formazione fiorentina e della successiva attività svolta presso la città lombarda, all’ombra di Ludovico il Moro.

Il pubblico è invitato a osservare l’esperienza grafica di Leonardo in quegli anni – rappresentata in mostra sia dal Codice Trivulziano (circa 1487-1490), conservato al Castello Sforzesco, sia dal foglio 170 del Codice Atlantico (1485-1487), oggi alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana – e a confrontarla con significative attestazioni grafiche coeve.

A ben guardare, infatti, la scrittura di Leonardo, che solo recenti prospettive di ricerca paleografica hanno cominciato a riprendere in esame, dopo gli scritti pionieristici di Gerolamo Calvi agli inizi del Novecento (G. Calvi, I manoscritti di Leonardo da Vinci, Bologna 1925), costituisce uno specchio in grado di restituirci fedelmente le componenti fondamentali di una cultura personale sviluppatasi tra ambiente familiare, apprendistato artistico in bottega e frequentazione delle corti.

Una sezione del percorso espositivo è dedicata, non a caso, alle scritture professionali e di bottega, come la cosiddetta ‘mercantesca’, di cui la mano di Leonardo presenta i fondamentali tratti distintivi.

Un’altra sezione, invece, è dedicata alle scritture umanistiche largamente impiegate nella produzione libraria e documentaria per le corti, con specifico riferimento alla cultura grafica dell’ambiente sforzesco della fine del Quattrocento, con cui il maestro da Vinci fu in stretto contatto durante gli anni del soggiorno milanese.

Infine, una speciale attenzione è riservata all’abitudine di Leonardo di tracciare le lettere specularmente rispetto alla consueta pratica di scrittura da sinistra a destra. La scrittura mancina è richiamata in mostra anche attraverso uno dei più fortunati manuali di calligrafia del XVI secolo. Agli antichi manuali di scrittura xilografici è riservato peraltro un focus specifico che introduce il tema della standardizzazione cinquecentesca delle scritture tardomedievali e umanistiche. Il titolo della mostra gioca consapevolmente con le parole e l’immaginario collettivo, rinviando insieme alla specularità della scrittura usuale di Leonardo e allo specchio come riflesso della persona, allo scopo di introdurre il pubblico a un breve viaggio di scoperta al di là dei miti e dei luoghi comuni.

La valenza esoterica della sinistra mano di Leonardo, evocata nel sottotitolo, costituisce un motivo di richiamo per introdurre il visitatore a un’indagine nella quale i ‘segreti’ non sono in realtà i contenuti magici e misteriosi della mitografia vinciana, ma gli elementi grafici ‘nascosti’ nei documenti originali, che possono contribuire a una più approfondita comprensione della cultura di Leonardo.


Leonardo Da Vinci – The secrets of the left hand

The exhibition, set up in the Sala del Tesoro of Sforza Castle, in the same places frequented by Leonardo, aims to focus attention on the handwriting of the artist – in particular, that produced during his first stay in Milan(ca. 1482-1499) – and to briefly retrace some moments of his education in Florence and his later activity in the Lombard city, in the shadow of Ludovico il Moro.
Visitors are invited to observe Leonardo’s handwriting experience in those years – represented in the exhibition both by the Codex Trivulzianus (ca. 1487-1490), conserved in the Sforza Castle, and by folio 170 of the Codex Atlanticus (1485-1487), today in the Veneranda Biblioteca Ambrosiana – and to compare this handwriting with significant contemporary examples. On closer inspection, in fact, Leonardo’s writing, which only recently has been re- examined by palaeographic research, following the pioneering work of Gerolamo Calvi in the early twentieth century (G. Calvi, I manoscritti di Leonardo da Vinci, Bologna 1925), constitutes a mirror capable of faithfully reflecting the fundamental components of a personal culture developed between his family environment, his apprenticeship in the workplace and his attendance at courts.
One section of the exhibition itinerary is dedicated, not by chance, to the handwriting of professionals and craftsmen, such as the so called ‘ mercantesca’ script, of which Leonardo’s hand presents the essential distinctive features, partly because he would have learned it from his youth in his family environment. Another section is dedicated to the humanistic scripts widely used in the production of books and documents for the courts, with specific reference to the handwriting culture of the Sforza circle in the late fifteenth century, with which Leonardo was in close contact during his years in Milan.

Lastly, special attention is reserved for Leonardo’s habit of mirror writing, as opposed to the usual practice of writing from left to right. This left-hand script is marked in the exhibition using one of the most successful calligraphy manuals of the sixteenth century. Special focus is devoted to the early writing manuals with woodcut plates in the light of sixteenth-century standardisation of late medieval and humanistic scripts.

The title of the exhibition is a deliberate play on words and on the collective imaginary, referencing both Leonardo’s usual mirror writing and the mirror as a reflection of the person. The aim is to invite visitors on a brief journey of discovery, beyond the myths and clichés. Thus, the esoteric quality of Leonardo’s left hand, evoked in the subtitle, becomes a reason for introducing the visitor to an investigation in which the ‘secrets’ are not actually the magical and mysterious contents of artistic mythography, but the ‘hidden’ graphic elements in the original documents, which can contribute to a deeper understanding of Leonardo’s culture.

La scrittura di Leonardo da Vinci durante gli anni del primo soggiorno milanese (circa 1482- 1499) è evocata in mostra dalle carte del Codice Trivulziano (ms Triv. 2162), libretto di appunti di mano del maestro, interamente vergato nella sua caratteristica scrittura ‘speculare’, tracciata cioè da destra verso sinistra con la mano mancina, alla fine degli anni Ottanta del Quattrocento (circa 1487-1490).

Il Codice Trivulziano documenta in modo cospicuo la grafia di Leonardo durante quel periodo in virtù della presenza peculiare di annotazioni e soprattutto di lunghe liste di vocaboli che affollano quasi tutte le pagine del manoscritto, accanto a disegni raffiguranti studi di fisiognomica, bozzetti architettonici per il Duomo di Milano e altri edifici urbani, schemi di strumenti meccanici e macchine belliche. Queste liste attestano il tentativo dell’artista di arricchire il proprio patrimonio lessicale impadronendosi di parole dotte e di diretta derivazione latina, per accedere in modo più completo a scritti di umanisti e uomini di scienza e divenire egli stesso un autore capace di esprimere il proprio pensiero con autorità e piena dignità letteraria. La maggior parte dei vocaboli copiati nel libretto sono latinismi attinti da varie fonti, tra cui il Novellino di Masuccio Salernitano, il Vocabolista di Luigi Pulci, il De re militari di Roberto Valturio volgarizzato da Paolo Ramusio e il volgarizzamento del Liber facetiarum di Poggio Bracciolini.

La scrittura testimoniata dalle carte autografe di Leonardo nel Codice Trivulziano si presenta come una corsiva semplificata di base ‘mercantesca’, con pochi elementi propri di altre tipologie grafiche in uso presso le cancellerie e negli ambienti notarili. Ed è proprio questa scrittura a restituire ai nostri occhi il forte legame del maestro da Vinci con gli ambienti della prima formazione. Lontano, sebbene non del tutto estraneo, appare l’universo delle scritture umanistiche, documentate nella sezione conclusiva della mostra, cioè quelle scritture a cui era in prevalenza affidata la trascrizione dei testi classici o dei trattati umanistici negli stessi anni in cui Leonardo annotava fittamente i fogli del suo libretto di appunti.

In definitiva, lo sforzo di ampliamento del patrimonio lessicale da parte dell’artista non pare tradursi in un analogo impegno sul versante grafico, dove domina invece una scrittura elementare di base. Alla sua morte, avvenuta in Francia nel 1519, il maestro lasciò in eredità tutti i suoi manoscritti all’allievo Francesco Melzi. Alla fine del XVI secolo il libretto d’appunti, oggi noto come Codice Trivulziano, insieme ad altri autografi di Leonardo, entrò in possesso dello scultore Pompeo Leoni.

Nel 1632 fu acquistato dal conte Galeazzo Arconati, che lo donò nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, ma che lo riprese in seguito in cambio di un altro autografo vinciano, il manoscritto D (oggi a Parigi, presso l’Institut de France). Le tracce del codice si perdono poi fino a metà del Settecento, quando Carlo Trivulzio, raffinato erudito e appassionato raccoglitore di manoscritti, lo acquistò presso il cavaliere novarese Gaetano Caccia in cambio di «un orologio d’argento di ripetizione» usato, come annotato dallo stesso don Carlo.

Il libretto d’appunti di Leonardo entrò così a far parte della ricca raccolta Trivulzio, a sua volta confluita nel 1935 nelle collezioni dell’Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana al Castello Sforzesco, dove tuttora si conserva.

Il cosiddetto ‘Codice Atlantico’ costituisce il corpus dei 1119 disegni autografi di Leonardo da Vinci custoditi dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano. È una collezione che copre l’intera vita artistica e scientifica del maestro: i disegni spaziano dalla meccanica all’ottica, dalle arti militari all’anatomia, dall’architettura alle annotazioni biografiche.

Si tratta della raccolta più importante e più consistente al mondo, anche se non dell’unica: altri disegni leonardiani sono oggi conservati al Castello di Windsor, alla British Library e al Victoria and Albert Museum di Londra, all’Institut de France di Parigi, alla Biblioteca Reale di Torino, alla Biblioteca Nazionale di Spagna, presso il collezionista privato Bill Gates, nonché al Castello Sforzesco di Milano.

Leonardo aveva lasciato in eredità tutti i suoi scritti, in forma sciolta, al discepolo Francesco Melzi, che li conservava nella propria villa di Vaprio d’Adda. Dopo la morte di costui, avvenuta nel 1570, essi subirono un processo di smembramento e dispersione. Una parte consistente dei disegni fu assemblata da Pompeo Leoni in quello che da allora si chiama Codice Atlantico – a motivo del formato dei fogli che sono grandi come quelli di un atlante geografico – secondo un ordine arbitrario deciso dallo stesso Leoni. Il Codice, divenuto poi di proprietà di Galeazzo Arconati, fu donato da questi alla Biblioteca Ambrosiana nel 1637. Custodito diligentemente nell’Ambrosiana, il Codice Atlantico ne fu sottratto dagli emissari di Napoleone Bonaparte nel 1796 e trasferito a Parigi, da dove ritornò in sede grazie alla Restaurazione nel 1815. Furono invece trattenuti a Parigi, dove tuttora sono conservati presso l’Institut de France, altri dodici manoscritti già dell’Ambrosiana.

Negli anni Sessanta del secolo scorso, per ragioni conservative, i fogli del Codice furono rilegati in dodici volumi che furono poi sfascicolati nel 2009, per il quarto centenario di apertura dell’Ambrosiana (1609).

I 1119 fogli dei quali si compone il Codice sono oggi autonomi e possono essere consultati ed esposti singolarmente.


Informazioni: 
Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, tel. 02.88463814 – c.ascbibliotrivulziana@comune.milano.it

 

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