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WOMEN AND THEIR SKIN. IDENTITY AND BEAUTY IN ART AND SCIENCE – MILAN TRIENNALE

Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia, new print del 1980, 23 x 30 cm, courtesy Fondazione Marconi, Milano
Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia, new print del 1980, 23 x 30 cm, courtesy Fondazione Marconi, Milano

Fondazione Antonio Mazzotta – Boots Laboratories
WOMEN AND THEIR SKIN. Identity and Beauty in Art and Science
curated by Pietro Bellasi and Martina Mazzotta

Triennale di Milano
24 January- 19 February 2012
http://www.pelledidonna.boots-laboratories.it/#home
Download:
Estratto testo Martina_MazzottaText_by_Martina_Mazzotta ENGL
Storia di Boots

PREFACE by Gillo Dorfles

I have always thought and maintained that for a correct evaluation of a work of art it is not enough to limit one’s research to the exegetic and historical information, however illuminating the critical analysis might be, but one must also take into account the milieu in which the artwork arose, the psychological and anthropological data that cannot be divorced from a philosophical and aesthetic approach.

This show organized together with Boots Laboratories and dedicated to the relationship between the skin – especially of women – and the work of art is very interesting to me, as it reveals how much the creative stimulus of this fundamental structure of the human figure, is worth in the realization of a work of art, pictorial in particular. The two interesting and indepth essays by Martina Mazzotta and Pietro Bellasi already enlighten us about the importance of this relationship between art and the epidermis. Therefore, I shall hazard only a few generic considerations, starting with some curious facts and the complicity of language, to emphasize the idiosyncrasy of this subject.

Gillo Dorfles Press conference: Monday 23 January 12 pm WOMEN AND THEIR SKIN. Milan Triennale
Gillo Dorfles Press conference: Monday 23 January 12 pm WOMEN AND THEIR SKIN. Milan Triennale

That everyone “values his own skin above all”; that one can feel his “flesh crawl” or even get “goose bumps” out of fear: these and many other expressions are enough to show how dear, indeed indispensable, our skin is to us. And, as far as I am concerned, I do not wish to “risk my hide” by exposing myself to the reader’s criticism of this brief note, while the two in-depth essays of the show’s curators would suffice to sweep away all doubt about the artistic, physiological, anthropological, and economic value of this important human membrane: almost as if all the other major organs in our body, without which we cannot live, were subjected or subordinate to the perfidious dictatorship of our skin. Why do I say perfidious? Because it is a fact that we are simply not sure how determinant our skin is in how we appear to others.
When Italians feel an instinctive dislike for someone, they say: “It’s a matter of skin”, and this is not just about “race”, but also other reasons that must not be overlooked, such as one’s origins in a given region, or in a given nation. The differences between the northern pallor, the southern tan, the ruddy blush after a day in the mountains, are all examples of how much the type of skin that we have matters. And this is without going into the tragedy of ethnic strife and the cases of racism so familiar to us. But when someone is beside himself with joy, he “does not fit in his skin” (according to the Italian idiom), while acknowledging the injustices and prejudices that exist for epidermal and ethnic differences, we should also note that there is, and always will be, a certain “pride” about one’s own skin, because more than any other body part, it is essential to a person. All the examples cited in the curators’ essays thoroughly explain this, from the aesthetic, as well as historical and anthropological, points of view: for, in fact, what this whole exhibition illustrates (and it is right that for once we do not forget it) is the relationship between art and science, and, vice versa, the relationship between science and art. Of course, there are only a few cases of such an intrusion of the skin in the work of art, a classic example being that of Michelangelo, where the skin as such is the central focus of the work. However, the infinite shades of the complexion, or pathological abnormalities depicted in many paintings are just “skin”, and therefore cannot be considered the raw material for a masterpiece. In any case, the examples of the diversity of the human complexion still reveal their aesthetic quotient.

Raffaela Losapio suona tamburo di pelle alla mostra WOMEN AND THEIR SKIN. (PELLE DI DONNA) - Milan Triennale
Raffaella Losapio suona il tamburo di pelle alla mostra WOMEN AND THEIR SKIN (PELLE DI DONNA) – Milan Triennale

Amici per la pelle (bosom buddies), therefore, with the two editors of this volume! What in any case I would recommend to them, in order to evaluate the extent to which the ladies’ ton (complexion) matters in the works mentioned, is to transform by computer every fine example of the epidermis in their collection, giving each one a completely different ton: pale for Rubens’ complexions, glowing instead of the Symbolists’ pallor, dusky for Toulouse-Lautrec, and milky white for Andy Warhol’s Ladies and Gentlemen.

One would then see that these faces (with their complexion chosen by the artist), if “deprived of their skin”, would lose many of their characteristics, not only psychological, but also aesthetic, demonstrating how inevitable the “color of the skin” is in the creation of many works and masterpieces of art.

Gillo Dorfles

Marinella Pirelli, Doppio ritratto, 1974, video inedito, cinema sperimentale, collezione privata
Marinella Pirelli, Doppio ritratto, 1974, video inedito, cinema sperimentale, collezione privata

PELLE DI DONNA. Identità e bellezza tra arte e scienza

Gillo Dorfles. Prefazione al catalogo

Ho da sempre considerato e sostenuto che per una giusta valutazione di un’opera d’arte non sia sufficiente limitare la propria ricerca ai dati storico-esegetici, per quanto illuminante possa essere la critica, ma sia necessario tener conto dell’ambiente entro il quale l’opera è sorta, dei dati psicologici, antropologici, che non possono andare disgiunti da un approccio filosofico-estetico. Questa mostra realizzata con Boots Laboratories e dedicata al rapporto tra la pelle dell’uomo – e soprattutto della donna – e l’opera d’arte mi sembra di grande interesse perché mette in luce quanto possa valere lo stimolo creativo di questa fondamentale struttura del corpo umano nella realizzazione di un’opera artistica, soprattutto di quella pittorica. I due interessanti e approfonditi saggi di Martina Mazzotta e Pietro Bellasi già ci illuminano circa l’importanza di questo rapporto tra arte e epidermide. Pertanto, mi limiterò a tentare solo qualche considerazione generica, partendo da alcune curiosità e complicità linguistiche, per sottolineare le particolarità di questa tematica.Che ognuno “tenga prima di tutto alla propria pelle”; che gli accada di avere “la pelle tesa” per lo spavento, o addirittura che gli venga “la pelle d’oca”: basterebbero questi o tanti altri modi di dire per dimostrare quanto la nostra pelle ci sia cara, anzi indispensabile. Per conto mio, non voglio “rimetterci la pelle” esponendomi alle critiche del lettore di questa breve nota; mentre basterebbero i due saggi approfonditi dei curatori per fare piazza pulita di ogni dubbio circa il valore artistico, fisiologico, antropologico, economico di questa importante struttura umana. Quasi che tutti gli altri organi importanti del nostro corpo, senza i quali non potremmo vivere, fossero sottoposti o soggiacessero alla perfida dittatura della nostra cute. Perché dico perfida? Perché è un dato di fatto che tutto sommato non si sia ben coscienti di quanto la pelle determini la nostra apparenza di fronte al prossimo. “È questione di pelle”, sentiamo affermare. E questa non è solo questione di razza, ma anche di altre ragioni non disprezzabili, come la provenienza da una data regione, da una data nazione. Le differenze tra il pallore del Nord, l’abbronzatura del Sud, la pelle appena arrossata di ritorno dalla montagna, sono tutti banali esempi di quanto conti il tipo di epidermide che ci ricopre. E senza che ci sia bisogno di arrivare alle tragiche differenze etniche e ai razzismi ben noti. Ma se qualcuno “non sta nella pelle”, pur di conoscere le ingiustizie e i pregiudizi esistenti per le differenze etniche ed epidermiche, bisogna anche constatare che un certo “orgoglio” per la propria pelle esiste ed esisterà sempre, proprio perché più di ogni altro settore corporeo essa è essenziale per una persona. Il che spiega accuratamente tutti gli esempi riportati nei saggi dei curatori, sia dal punto di vista estetico, sia da quello storico e antropologico. Giacché, per l’appunto, quello che tutta questa mostra illustra – ed è giusto che una volta tanto non si dimentichi – è il rapporto dell’arte con la scienza, e viceversa il rapporto della scienza con l’arte. Certo: un’autentica ingerenza della cute nell’opera d’arte si limita a ben pochi casi, come quello tipico, citato, di Michelangelo, dove è proprio la pelle come tale a essere protagonista dell’opera. Mentre le infinite sfumature dell’incarnato, o le anomalie patologiche raffigurate in molti dipinti, non sono che “epidermide”, e quindi non si possono considerare come materia prima di un capolavoro. Sono sfumature delle opere. Tuttavia gli esempi della diversità dell’incarnato umano rivelano pur sempre il loro quoziente estetico.

“Amici per la pelle”, dunque, con i due curatori di questo volume! Quello che consiglierei loro, per giudicare e stabilire fino a che punto conti davvero il ton (l’incarnato) delle dame nei lavori citati, è di trasformare col computer ogni bell’esempio di epidermide della loro collezione con un ton del tutto diverso: pallido per un incarnato rubensiano, acceso per il pallore di un simbolista, moresco per un Toulouse-Lautrec, bianco latteo per Ladies and Gentlmen di Andy Warhol. Si constaterebbe allora che, “privati della loro pelle” quei volti (del colorito scelto dall’artista), molte delle loro caratteristiche, non solo psicologiche, ma anche estetiche, andrebbero perdute, a dimostrare l’“inderogabilità del colore della propria pelle” nella creazione di tante opere e capolavori dell’arte.

Gillo Dorfles

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PELLE DI DONNA. Identità e bellezza tra arte e scienza
a cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta
Boots Laboratories e Fondazione Antonio Mazzotta insieme per un progetto unico
La prima mostra in Italia sulla pelle come manifesto di individualità, appartenenza sociale e artificialità Triennale di Milano, 24 gennaio – 19 febbraio 2012

Download: Press release Pelle di donna_ENG 10.01.2012

Comunicato stampa – 23 gennaio 2012

Per la prima volta in Italia una mostra d’arte che indaga qualità e misteri dell’organo più esteso e visibile del corpo umano: la pelle.

“PELLE DI DONNA. Identità e bellezza tra arte e scienza” esposta alla Triennale di Milano dal 24 gennaio al 19 febbraio 2012 nasce da un progetto della Fondazione Antonio Mazzotta, da anni protagonista nel mondo dell’arte, e di Boots Laboratories, marchio-icona del benessere in GB distribuito in Italia da P&G che ha portato anche da noi il famoso siero anti-age Serum7. La rassegna voluta da Boots Laboratories, che ha democratizzato in Inghilterra la medicina e la cosmetica a partire dal XIX secolo, è curata da Pietro Bellasi e Martina Mazzotta.L’esposizione offre una ricca selezione di opere d’arte – moderna e contemporanea – documenti, oggetti d’epoca ed accompagna il visitatore in un percorso esplorativo affascinante; che si conclude in un vero e proprio laboratorio scientifico.

Florence Huston-Boot - Press conference: Monday 23 January 12 pm WOMEN AND THEIR SKIN. Milan Triennale
Florence Huston-Boot – Press conference: Monday 23 January 12 pm WOMEN AND THEIR SKIN. Milan Triennale

Ampio spazio è dato agli artisti che utilizzano i linguaggi più diversi, dalla pittura alla scultura e all’installazione, dal concettuale alle nuove tecnologie, dalla fotografia ai video, al cinema sperimentale, fino agli interventi site specific. In mostra spiccano lavori di grandissime dimensioni e si ammirano opere inedite, alcune delle quali create appositamente per l’occasione.

Tra gli artisti in mostra: Giacomo Balla, Franz von Bayros, Vanessa Beecroft, Adriana Bisi Fabbri, Andrea Chisesi, Giuliana Cunéaz, Gillo Dorfles, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Grazia Gabbini, Omar Galliani, Robert Gligorov, Abel Herrero, Roy Lichtenstein, Luigi Maio, Lazhar Mansouri, Piero Manzoni, Alberto Martini, Francesco Merletti, Bruno Munari, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Pietro Pirelli, Karl Prantl, Man Ray, Odilon Redon, Auguste Rodin, Omar Ronda, Mimmo Rotella, Maia Sambonet, Alberto Savinio, Andreas Serrano, Henri de Toulouse-Lautrec, Andy Warhol, Tom Wesselmann.

L’esposizione è strutturata in un percorso di sei sezioni che affrontano con criterio transdisciplinare il tema della pelle, della bellezza e dell’identità femminile con la presenza costante di interventi di arte contemporanea. Introduce la visita un gioco di corrispondenze tra macro e microcosmo, tra immagini della superficie di astri e pianeti e immagini dell’epidermide vista al microscopio.

La prima sezione è intitolata La scoperta della pelle e presenta le rarissime cere settecentesche della scultrice e anatomista Anna Morandi, “Volto di donna” e “Mani sensibili”, le straordinarie miniature delle farmacie antiche di Ettore Sobrero, primi luoghi deputati anche alla cura della pelle. In linea con questo approccio, il percorso prosegue con il Paradiso dell’igiene messo in contrapposizione all’Inferno della pudicizia:  l’esplosione   del  concetto di  “igiene”  nella  modernità  viene  illustrato  da  sale  da  bagno  e “marchingegni d’igiene” di ieri e di oggi, provenienti da musei aziendali e collezionisti. Si accompagnano opere di Sam Shaw, Mel Ramos e John Kacere.

Il “tunnel di mostri”, video realizzato in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, presenta un montaggio di sequenze di film dove la pelle è protagonista nelle sue modificazioni  terrificanti.

Yoshie Nishikawa, Bambole, 1995 (2009), fotografia, 103 x 103 cm, collezione dell’artista
Yoshie Nishikawa, Bambole, 1995 (2009), fotografia, 103 x 103 cm, collezione dell’artista

La sezione successiva, cuore della mostra, dal titolo il Volto della bellezza, il ruolo della pelle, illustra la storia della cosmetica, dall’antichità ai nostri giorni con opere che esaltano il mutare del concetto di bello nel tempo e i differenti modalità di interpretarlo.

Da una visione di bellezza classica del gesso da Canova e delle donne rappresentate Alfons Mucha nel grande paravento dal titolo “Le quattro Stagioni”, in perfetto stile Art Nouveau, si viene catapultati in visioni metaforiche, oniriche che si concretizzano nei ritratti del pittore francese Odilon Redon, di Alberto Martini e di Adriana Bisi Fabbri.

In questo lungo soffermarsi sull’identità femminile, ampio spazio viene dedicato alla pelle in sè, per sottolinearne le peculiarità nelle sue diverse declinazioni. La mostra offre alcuni esempi significativi come gli incarnati e la bellezza algida delle donne-icone immortalate da Man Ray, del quale la rassegna vanta uno straordinario e selezionato gruppo di fotografie in bianco e nero databili dagli anni Venti agli anni Quaranta, tra cui “Noire et blanche” (1926), “Natasha” (1931) e i ritratti diJuliet” (1945) per arrivare alla epidermide e alla bellezza iconica di “Marilyn” (1967) e “Ladies and Gentlemen” di Andy Warhol, nonché alla preziosa “Maquette for Monica in the Bedroom” di Tom Wesselmann (1986).

Tra le testimonianze più recenti sul tema, spiccano le opere di Giuliana Cunéaz, con l’imponente installazione “Corpus in Fabula” (1996) alta cm 230, e i lavori di Robert Gligorov, Abel Herrero, Andreas Serrano, Yoshie Nishikawa.

Non mancano riferimenti all’ambito letterario, come l’opera inedita di Luigi Maio “La crema di Azazello” (da “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov), realizzata per l’occasione.

Metamorfosi di pelle di donna è invece una suggestiva installazione luminosa realizzata ad hoc per la mostra che presenta la trasformazione dell’immagine di una stessa donna truccata e acconciata a seconda dello “stile” dell’epoca (dagli anni Venti fino al Duemila). Si procede con un approccio più contemporaneo che analizza il binomio Pelle e identità grazie al contributo del Museo del Tatuaggio di Milano, con particolare attenzione al tatuaggio femminile, inteso come complemento all’identità della persona, in diversi contesti ed epoche storiche, cui si aggiunge una selezione di straordinarie fotografie di Lazhar Mansouri.

A conclusione del percorso il visitatore giunge in un laboratorio scientifico interattivo e in una stanza polisensoriale. Qui è possibile ammirare opere di Bruno Munari, Karl Prantl, Pietro Pirelli e Giuseppe Penone, nonché il “Manifesto del Tattilismo” di Filippo Tommaso Marinetti, oltre a importanti oggetti provenienti dall’Istituto dei ciechi di Milano e dal Museo tattile Anteros di Bologna.

Infine, ogni donna può lasciare la propria impronta “mettendoci la faccia”, attraverso lo scatto di un’ istantanea del volto che andrà a far parte di un’installazione a parete.

Nei 4 week-end di apertura della mostra (28-29 gennaio, 3-4, 11-12 e 18-19 febbraio) e a San Valentino quest’area diventa ancora più viva grazie allo Skin Lab di Boots Laboratories con la presenza di specialisti cosmetologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma pronti a fornire i migliori consigli sulla cura della pelle con l’ausilio di avanzati strumenti di test e diagnosi.

Tavole, manoscritti, foto d’epoca, oggetti curiosi, alambicchi e prodotti per la cura di sè – molti provenienti dall’Archivio storico Boots di Nottingham – fanno da cornice alla ricca selezione di opere d’arte in mostra.

Tutto questo è solo un assaggio di quanto in realtà attende i visitatori di “Pelle di donna”.

L’evento si avvale della preziosa collaborazione di un comitato scientifico di esperti dei vari settori, che conta nomi quali: Chiara Cappelletto, Leonardo Celleno, Rosa Chiesa, Sophie Clapp, Luisa Gnecchi Ruscone, Marco Montemaggi, Massimo Papi, Beba Restelli, Loretta Secchi e Fulvio Simoni.

Skincare Boots Lab: programma attività

Coordinamento: professor Leonardo Celleno, Presidente AIDECO, dermatologo, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
Team specialistico: cosmetologi Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
Tutti i week-end le visitatrici possono avvalersi di una consulenza personalizzata supportata da test specialistici. Ogni week-end dedica un focus ad un tema specifico.

28-29 gennaio:    “L’invecchiamento della pelle”

3-4 febbraio:        “L’idratazione della pelle”

11-12 febbraio:    “La pelle sensibile”

18-19 febbraio:    “La protezione solare”

14 febbraio:          San Valentino: “Amor di pelle”, check-up cutaneo per la coppia.

Accompagna la mostra un catalogo in italiano e in inglese pubblicato dalle Edizioni Gabriele Mazzotta con testi critici di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta, prefazione di Gillo Dorfles e contributi degli specialisti dei vari settori.

Si ringraziano inoltre per la performance teatrale prevista per il giorno dell’inaugurazione: l’attrice Arianna Scommegna (premio Hystrio 2011) e Roberto Borghi per aver coordinato con lei lo spettacolo Cleopatra – Margherita – Molly Bloom che attinge da opere di Giovanni Testori, Michail Bulgakov e James Joyce.

Il progetto coordinato di allestimento è a cura di Massimo Malacrida, mentre Domenico Nicolamarino ha elaborato Il piano illuminotecnico. I corpi illuminanti sono stati gentilmente messi a disposizione da Spotlight, azienda leader in Italia nel settore di luci professionali per il settore dell’entertainment e architetturale. Di particolare pregio, inoltre, l’intervento di Krea per la realizzazione degli ambienti espositivi, impreziositi dai complementi di arredo messi a disposizione da Byografia. A cura di Gessi si segnala l’ambientazione in mostra che prevede la ricostruzione di un bagno contemporaneo.

WOMEN AND THEIR SKIN. Press conference: Monday 23 January 12 pm Milan Triennale
WOMEN AND THEIR SKIN. Press conference: Monday 23 January 12 pm Milan Triennale

 

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