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LA LOTTA AL CRIMINE IN TEMPI DI CRISI – 2ND FLASH STORY DI PAOLO OTTAI

2nd flash story di Paolo Ottai

LA LOTTA AL CRIMINE IN TEMPI DI CRISI

Nella centrale operativa era suonato l’allarme: c’era stata una rapina nella sede centrale della banca d’Italia. Dopo la rapina, i criminali si erano diretti di corsa verso la più vicina fermata, e stavano aspettando l’autobus, con cui sarebbero fuggiti.

Non c’era tempo da perdere, se avessero preso una linea express li avremmo sicuramente persi. Con gli ultimi tagli al nostro bilancio eravamo costretti anche noi, tutori della legge, a servirci dei mezzi pubblici per l’inseguimento. Formai una squadra di 4 persone (avevamo solamente 4 biglietti) e ci dirigemmo di corsa verso la fermata più vicina. Il primo autobus arrivò dopo un quarto d’ora, ma era talmente pieno, che ci fu impossibile salirvi.

Avemmo fortuna: dopo neanche un quarto d’ora riuscimmo a salire su un velocissimo 60 express: raggiungemmo il luogo della rapina in tempo per vedere i rapinatori scendere dal loro autobus, che era rimasto bloccato da un guasto, e salire su un 85.

Mi rivolsi all’autista, mostrandogli il distintivo: Polizia. Segua quell’85 senza farsi notare.

Bene, ma mi mostri prima il suo biglietto.

Per fortuna il biglietto non era ancora scaduto, così ci lanciammo all’inseguimento. Purtroppo i criminali si erano accorti di noi. Infatti il loro autobus accelerò bruscamente e svoltò a sinistra. Per un attimo pensai di averli persi, ma avevo sottovalutato l‘abilità del nostro autista, che con l’acceleratore a tavoletta, riuscì a ritrovare l’autobus inseguito, lo affiancò. I nostri due mezzi percorsero affiancati tutta la via XX settembre a velocità pazzesca, fino a che, all’altezza di Porta Pia, riuscimmo a speronarli e a tagliargli la strada.

I rapinatori scesero. Erano armati di fionde e mitra ad acqua del penultimo modello con capacità di 30 spruzzi al minuto, mentre noi avevamo solamente le nostre cerbottane di ordinanza e un boomerang vinto a una pesca di beneficenza.

Cominciò un combattimento furioso con perdite da entrambe le parti. Essere raggiunti da un getto d’acqua in una fredda giornata di tramontana come quella voleva dire prendersi una polmonite sicura e questo, dopo gli ultimi tagli alla sanità equivaleva a una condanna a morte. Il povero Bianchi fu raggiunto da uno spruzzo di acqua gelata, mentre cercava di lanciare il suo boomerang e cominciò subito a starnutire. Gli dissi di andare a casa e coprirsi bene: aveva solo 80 anni e gliene mancavano solo 2 al pensionamento, non era giusto che morisse adesso.

La situazione era in stallo: le armi in dotazione ai due schieramenti avevano una potenza di fuoco equivalente. Decisi di chiedere l’intervento delle unità speciali.

Fu la mossa risolutiva: dopo un po’ le teste di cuoio arrivarono sui loro velocissimi pattini e cominciarono a lanciare le loro micidiali freccette. Stretti tra due fuochi, i rapinatori si arresero.

Amico, sei nei guai, dissi al loro capo.

Non credo, rispose, forse non sai che le rapine in banca è uno dei reati depenalizzati in questa legislatura.

Vero, risposi, ma si dà il caso che la legge 356541, comma bis, a cui ti  riferisci, è una legge ad personam, che si applica solo alle rapine effettuate dal capo del governo, o dai suoi amici o parenti

Non mi preoccupo, disse il capo dei banditi, la rapina non è più considerata un reato grave.

La rapina forse no, risposi, ma l’accusa è quella di avere violato la legge sui monopoli: secondo la legge ad personam n. 345b, approvata stamattina, le rapine, come anche qualsivoglia forma di furto, sono riservate a che ha un reddito superiore a un milione di euro l’anno, ovviamente reddito effettivo e non dichiarato.

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