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AI CONFINI DEL CIELO HO POSATO I DONI DEL BIANCO A CURA DI VITTORIA BIASI – PROGETTO SPECIALE – 4° EDIZIONE DELLA BIENNALE DEL FIN DEL MUNDO, ARGENTINA

Mar del Plata, Jill Rock
Mar del Plata, Jill Rock

Ai confini del cielo ho posato i doni del bianco,
a cura di Vittoria Biasi
Plaza de Agua

Progetto Speciale inserito nella Bienal del fin del mundo
4° EDIZIONE DELLA BIENNALE DEL FIN DEL MUNDO, Edizione Argentina
Contrasti e Utopie
– Direttore Artistico: Massimo Scaringella

Testo di Vittoria Biasi

Nata nel 2007 dall’alleanza istituzionale con la Fondazione Memorial del Parlamento Latinoamericano di San Paolo (Brasile), la Biennale del Fin del Mundo è uno spazio di studio e ricerca sulle problematiche della contemporaneità, per proporre apporti al nostro motto pensar en el fin del mundo, qué otro mundo es posible ed è parte del progetto “Polo Australe delle Arti, le Scienze, il Turismo e l’Ecologia”.

La IV Biennale del Fin del Mundo 2014/2015, dal titolo “Contrasti e Utopie”, dedicata all’approfondimento di temi culturali e ambientali, si svolge tra Argentina e Cile, con il seguente calendario – Mar del Plata, inaugurazione 12 dicembre 2014; Ushuaia, convegno 7 febbraio 2015; Valparaiso, 31 gennaio 2015; Punta Arenas 3 febbraio 2015, con la partecipazione di circa 140 artisti nazionali, internazionali.

Per la IV Biennale di Fin del Mundo il curatore italiano Vittoria Biasi presenta il progetto Ai confini del cielo ho posato i doni del bianco, con la partecipazione di Carlo Bernardini, Valentina Colella, Giulio De Mitri, Franco Ionda, Emanuela Lena, Daniela Monaci, Cristian Vitale, Fiorella Rizzo-Rossella Piccinno (Italia), Amrit Chusuwan (Tailandia), Isabelle Fordin (Francia), Soon Yul Kang (Corea), Ana Rewakowicz (Canada), Jill Rock (UK), Toshihiko Kato (Giappone).

Nello spazio postindustriale di Plaza de Agua, gli artisti fanno emergere dalla loro diversità storica un pensiero affine, rivolto alla centralità del bianco, come pensiero, come ascolto delle ritualità del quotidiano. La pratica del bianco, l’Extreme linguistico di ogni tempo, dopo aver segnato negli anni ’50 la linea di confine storico, formale, di rifiuto e di ricerca, connota gli anni successivi e si consegna al nuovo millennio, sconvolto ai suoi albori dalla nuova barbarie delle Torri Gemelle, dalla guerra tecnologica. Nella società contemporanea definita modernità liquida, incerta, solitaria del cittadino globale, senza confini, il bianco prosegue il procedimento evocativo, di ricongiunzione tra cielo e terra, tra solitudine e desiderio di umanità. Il transumanesimo del nostro momento storico-sociale, come lo definisce lo studioso di scienze sociali Robin Hanson, ha nel bianco la premessa per le trasformazioni tecnologiche e sociali. Sul confine tra terra e cielo, la linea dell’orizzonte accoglie le ansie della luce desiderosa di essere parte dell’altro, assecondando un procedimento infinitamente bianco. Questo bianco è segnale di coincidenza fine/inizio, tra il “pensar en el fin del mundo” e sapere vedere l’otro mundo posible”, è il luogo di ricognizione tra le forze convergenti.

Il racconto espositivo, per la Biennale di Fin del Mundo in Mar del Plata si apre con il video alla Madonna Finibus terrae, opera video a quattro mani di Rossella Piccinno e Fiorella Rizzo, che sorge sulla punta estrema dell’Italia dove l’apostolo Pietro, in viaggio dall’Oriente diretto a Roma, approda e inizia la cristianizzazione dell’Occidente. Su quella punta estrema dell’Italia i greci avevano edificato il tempio a Minerva, divinità secondo il cui volere si dispongono i pianeti in cielo, le salubri brezze marine e i lamentosi silenzi infernali (Robert Graves). L’estremità prende il nome di Santa Maria di Leuca, dal greco Leucos, per indicare la terra del bianco. La mostra degli artisti Carlo Bernardini, Valentina Colella, Giulio De Mitri, Franco Ionda, Emanuela Lena, Daniela Monaci, Cristian Vitale, Rossella Piccinno e Fiorella Rizzo, Amrit Chusuwan, Isabelle Fordin, Soon Yul Kang, Ana Rewakowicz, Jill Rock, Toshihiko Kato impagina una visione della contemporaneità rivolta alla ricerca di una società capace di intervenire sugli inevitabili squilibri per costruire un mondo migliore. Giulio De Mitri con l’opera Passaggio, composta da quarantadue farfalle in forex dipinto di bianco, racchiude nel titolo la storia, la percezione di un percorso, la ricerca espressiva dell’identità ideologica, espressa nei suoi versi di desiderio di idealità, verità e libertà, cristallizzato nelle più elementari forme di relazione umana. Amrit Chusuwan osserva la distruzione ambientale e l’impegno culturale dell’uomo a sostituirai alla natura. Con l’installazione Dusty City, l’artista guida lo sguardo del visitatore a entrare nello scompenso tra l’incremento demografico e l’innovazione tecnologica, che sono il motore per soddisfare le esigenze delle società contemporanee. Valentina Colella per la sua installazione Awaiting my lucky star parte dal capovolgimento del cielo stellato e dall’opera di Piero Manzoni Socle du monde. La base su cui si regge il mondo (capovolto) con un significato altro di Pace senza inizio e fine. Emanuela Lena intesse una storia di ascensione, di nodi dalla terra verso il cielo. Il nodo è il segno della realtà del bianco, è la premessa del distacco dal grembo materno, fine di uno stadio e inizio del successivo. Soon Yul Kang costruisce la stanza della meditazione attorno all’energia primaria del mondo rappresentata dalla parola Amore tradotta in tutte le lingue. Isabelle Fordin nell’opera Project 8 approfondisce il rapporto con la figura elicoidale, espressione del carattere strategico del pensiero creativo. La scelta del numero otto allude all’equilibrio cosmico, alla ricostruzione di un sistema naturale, come le otto articolazioni dello scheletro, espressione bianca dell’immortalità della materia. Ana Rewakowicz elabora un progetto quale piattaforma di scambio sociale e per riflettere sulla complessità delle crescite ambientali nella globalizzazione contemporanea sempre più intensa. In questo lavoro l’artista utilizza materiali leggeri, con forme che alludono alla sede di ogni capacità organizzativa. Jill Rock raccoglie gli oggetti abbandonati dal mare sul bagnasciuga e in relazione con la storia della poetessa argentina di origine italiana Alfonsia Storni che ha donato la sua vita e il suo dolore all’oceano di Mar del Plata. Toshihiko Kato utilizza la tecnologia per elevare virtualmente le immagini costruite con i materiali trovati in Mar del Plata, creando una fusione di anime e di linguaggi con la sua cultura di origine. Cristian Vitale, giovane artista della University of Delaware, presenta un’opera costituita da quattromila dita, che collegano il segno all’identità personale, all’interpretazione poetica e tirannica del fare, quasi un riferimento al pensiero di tal Bataille per cui l’uomo nasce con l’arte, ma con il lavoro. Le quattromila dita divengono il veicolo dell’affettività, dell’evocazione michelangiolesca. L’opera geometrica in fibra ottica, Light tension, di Carlo Bernardini indaga le dimensioni invisibili, definite dalla fisica sperimentale “dimensioni extra”. Esse sono ipotizzate, non sono percepibili per l’occhio umano e sono considerate dimensioni inosservabili. Il video con le stelle decapitate di Franco Ionda sottolinea l’attimo lucido e consapevole, scrive l’artista, di questa stupida e meravigliosa esistenza. E i suoi chiodi lanciano messaggi decifrabili e non, tra realtà e visione. Il video Voliera di Daniela Monaci rappresenta giovani corpi che danzano nell’aria e cercano di conquistare il cielo, giocando con la forza di gravità, ingabbiati però all’interno di una fitta rete di corde, come uccelli dentro una voliera. L’installazione delle opere, nello spazio di Plaza de Agua, vuole proseguire il dialogo tra cielo e terra. L’University of Delaware (USA), CAS Office of the Dean,  Office of the Provost, Department of Art Office of Undergraduate Research ha supportato Cristian Vitale; la Escuela de Ceramica “Rogelio Yrurtia” (Mara del Plata) nella persona del direttore Adrian Gonsalez hanno collaborato per la realizzazione delle opere di Cristian Vitale e Valentina Colella; Yokohama College of Art & Design (Giappone) ha sostenuto Toshihiko Kato; World Art And Culture Exhange (Giappone) e UOB United Overseas Bank (Thailand) Public Company Limited ha sostenuto l’opera di Amrit Chusuwan.

Il progetto speciale Ai confini del cielo ho posato i doni del bianco per la IV Biennale di Fin del Mundo ha il patrocinio di Presidencia de la Nación Argentina; Ministerio de Cultura de la Nación; Ministerio de Desarrollo Social de la Nación; Ministerio de Turismo; Municipalidad de General Pueyrredón – Mar del Plata – Batán; Secretaría de Cultura de Mar del Plata; Ministerio de Relaciones Exteriores italiano – “Cultura italiana en Sudamérica”; Ministerio de bienes, actividades culturales y turismo italiano; Embajada de Italia en Argentina; IGAV – Instituto Garuzzo para el arte contemporáneo; Federculture Italia; Academia de Bellas Artes de Roma; Centro Cultural Coreano de Buenos Aires; Escuela de Ceramica “Rogelio Yrurtia”; con il sostegno di Instituto Nacional de la Música; Instituto Italiano de Cultura en Buenos Aires; Universidad de Delaware (USA) CAS Office of theDean, Office of the Prevost, Department of Art, Office of Undergraduate Research; Yokohama College of Art & Design (Japón); World Art and Culture; Exchange (Tailandia); Yokohama College of Art & Design (Giappone); World Art And Culture Exhange (Giappone); Museo Bolivariano de Arte Contemporaneo, Mamatoco, Santa Marte (Colombia); Fundacion Hafnia (EE.UU); UOB United Overseas Bank (Thailand) Public Company Limited; Elinn Light (Corea); Moto Identity Design Group (Corea); Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano, Italia.

Vittoria Biasi
Mar del Plata, 1 dicembre 2014

4° EDICIÓN DE LA BIENAL DEL FIN DEL MUNDO – MAR DEL PLATA – ARGENTINA
http://www.1fmediaproject.net/2014/12/18/4-edicion-de-la-bienal-del-fin-del-mundo-mar-del-plata-argentina/

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