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DONKEY MUSEUM – CENTER FOR CONTEMPORARY ART – EDITED BY NELLO TEODORI – GUALDO TADINO

DONKEY MUSEUM
CENTER FOR CONTEMPORARY ART
edited by Nello Teodori
scientific direction Francesco Galluzzi
coordination of Maria Grazia Fiorucci
Medieval Palace of Via Calai, 37 – Gualdo Tadino – Italy

The Donkey Museum, created by Nello Teodori and inaugurated for the first time in his studio in Perugia in 1999, it is placed from September 2018 in a recently restored medieval building in Gualdo Tadino (PG).

The Donkey Museum is a tribute to this animal, a figure that deserves, for its many qualities, to be appreciated and better cared for. The articulated museum installation appears as a great metaphor, a multi-handed fresco, a place to question and reflect on the contradictions of human existence, where real values ​​and qualities are often overwhelmed and humiliated… like the donkey.

The essence of “donkeyness” is precisely in belonging to minorities and in its “vocation of the opposite Bastian, ready to stand against majority definitions, attracted, perhaps, by an overturning world” (Paolo Portoghesi).

A good and stubborn animal – as Goffredo Fofi writes – qualities that fascinate us, which we would need today. The world must rediscover the donkey, wrote someone, who is as wise as a donkey.

“The donkey is a true symbolic animal of our times. Beyond fashion, timeless and useless compared to a post-industrial society, the donkey continues to exist and to oppose its stubbornness to the fate of its extinction. Despite everything he is still among us–and still quite healthy … Incarnation of the myth of modern and contemporary artist, is that of the donkey. Exhausted, expanded, dead, art continues stubbornly to exist and to manifest its existence as something irreducible to its own extinction. As far as you want to imagine that art has dissolved its identity (and manifested its own ineffectual uselessness) in cinema, comics, design, TV, the web and so on … Again, sooner or later, something comes up – whatever it is – that can not be called anything else than ART. ” (Francesco Galluzzi)

In the Donkey Museum there are about one hundred works by visual artists, but also contributions from the world of entertainment, literature, criticism, science and politics.

The following people contributed to the project:
Paolo Portoghesi, Ninetto Davoli, Ugo La Pietra, Goffredo Fofi, Karin Andersen, Luca Maria Patella, Pino Modica, Lamberto Pignotti, Cesare Pietroiusti, Giovanni Fontana, Emilio Fantin, Gabriele Perretta, Giancarlo Norese, Claude Appaldo, Raymond Halle, Pier Paolo Coro, Stefano Fontana, Michele Mariano, Pablo Echaurren, Enrico Bentivoglio, Anton Roca, I Santini del Prete, Pasquale Cassandro, Mario Consiglio, Michel Gueranger, Paolo Fabiani, Angelo Ricciardi, Vincenzo Rusciano, Antonio Picardi, Isabella e Tiziana Pers, Giorgio Lupattelli, Raffaele Iannello, Mario Volpi, Giulia Piscitelli, Antonella Mazzoni, Tommaso Tozzi, Roberto Giacomucci, Simone Armelani, Ciro Ricciardi, Gianluca Rosso, Marco Vaglieri, Jack Sal, Armando Tomassoli, Eduardo Alamaro, Rita Vitali Rosati, Matteo Fraterno, Lucia Angeloni, Pino Boresta, Brigata ES, Sergio Calatroni, Dario Carmentano, Giovanni Surace, Lia Pantani, Ivano Vitali, Giovanni Mengoni, Antonio Di Pietro, Franco Fiorillo, Luigi Baggi, Rosa Foschi, Enzo Storelli, Giorgia Gìgì, Teodolo Manganelli, Roberto Fugnanesi, Barbara Stefani, Lello Ruggiero, Luciano Ghersi, Mala Arti Visive, Marino Guerritore, Francesco Impellizzeri, Fabrizio Modesti, Patrizia Landi, Maria Sanchez Puyade, Paolo Lumini, Ruggero Maggi, Ada Marcheggiani, Laura Palmieri, Aroldo Marinai, Ferdinando Mazzitelli, Maria Grazia Fiorucci, Claudio Parrini, Gianni Pedullà, Remo Giombini, Liviana Morelli, Raffaele Romano, Roberto Cascone, Mari Iodice, Giovanna Nigi, Mario Pisani, Stefano Peressini, Mimmo Pianese, Luciano Tittarelli, Gruppo Sinestetico, Rapini, Paolo Ravalico Scerri, Salvatore Attanasio Avitabile, Franco Troiani, Aldo Sartori, Marcello Minelli, Piergiuseppe Pesce, Fausto Paci, Nello Teodori, Manuela Corti, Elio Licata, Michele Zappia, Gianni Actis Barone, Isabella Ceccarelli, Giovanni Strada, Elisa Vladilo, Sati, Marilde Mazzacrelli, Samuele Discepoli, Giovanni Gaggia.

Comunicato stampa

COMUNE DI GUALDO TADINO
Assessorato alle Politiche Culturali
Museo del Somaro
Centro per l’arte contemporanea
a cura di Nello Teodori
direzione scientifica Francesco Galluzzi
coordinamento Maria Grazia Fiorucci
Gualdo Tadino, Palazzo medievale di via Calai, 37

E’ stato inaugurato il 23 Settembre 2018 il Museo del Somaro, ideato da Nello Teodori, fu inaugurato una prima volta nel suo studio di Perugia nel 1999. Dopo essere stato anche itinerante e aver viaggiato su un caravan, dal 23 settembre 2018 ha una sede pubblica a Gualdo Tadino in un palazzo medievale, di proprietà del Comune, recentemente restaurato.

Il Museo del Somaro è un tributo a questo animale che ha avuto un ruolo assai importante nella storia, nell’arte, nella religione, nella letteratura. È presente in opere di numerosi artisti: da Giotto, Duccio, Pietro Lorenzetti, Caravaggio, Murillo, Goya fino ai contemporanei come Marina Abramovic, Zhang-Huan, Paola Pivi, Maurizio Cattelan e lo stesso Nello Teodori. E’ stato anche rappresentato in opere letterarie da Apuleio a Cervantes, da Dostoiesvsky a Giordano Bruno a Flaiano e molti altri.

A Gualdo Tadino l’articolato allestimento del museo appare come una grande metafora, un affresco a più mani, un luogo dove interrogarsi e riflettere sulle contraddizioni dell’esistenza umana, laddove valori e qualità reali spesso vengono sopraffatti e umiliati… come l’asino.

L’essenza della “somaritudine” è proprio nell’appartenenza alle minoranze e nella sua “vocazione del Bastian contrario, pronto a schierarsi contro le definizioni maggioritarie, attratto, forse, da un mondo alla rovescia” (Paolo Portoghesi nell’intervista di Nello Teodori nel 1999 a Calcata).

Scrive Goffredo Fofi che “sono molti i motivi per amare gli asini, oltre quello, evidente, del ribaltamento di un insulto che ci siamo sentiti fare in tanti, alle scuole di un tempo, dove, come in quelle di oggi, spesso gli allievi erano più intelligenti dei maestri, per non parlare poi dei professori. L’asino è buono e testardo. Sono queste sue qualità ad affascinarci, quelle di cui abbiamo più bisogno oggi. Bontà vuol dire generosità e interesse per gli altri, affettuosa curiosità per chi essi sono e per cosa pensano; e testardaggine è saper dire no alle ingiustizie della società, alla criminale stupidità del potere.”.

Per Francesco Galluzzi “Il somaro è un vero e proprio animale simbolico dei nostri tempi. Passato di moda, inattuale e inutile rispetto ad una società post-industriale, continua ad esistere e a opporre la sua testardaggine alla fatalità della propria estinzione. Malgrado tutto è ancora tra di noi. E sta abbastanza bene in salute… Incarnazione del mito dell’artista moderno e contemporaneo, quella del somaro. Esaurita, espansa, morta, l’arte continua testardamente a esistere e a manifestare la propria esistenza come qualcosa di irriducibile alla propria estinzione. Per quanto si voglia immaginare che l’arte abbia dissolto la sua identità (e manifestato la propria inattuale inutilità) nel cinema, nei fumetti, nel design, nella tv, nel web e quant’altro… Ancora, prima o poi ci si imbatte in qualcosa – qualsiasi cosa sia – che non si può chiamare in altro modo che ARTE”.

Nel Museo del Somaro sono presenti opere di artisti visivi, ma anche contributi provenienti dal mondo dello spettacolo, della letteratura, della critica, della scienza, della politica.

Hanno aderito al progetto:

Paolo Portoghesi, Ninetto Davoli, Ugo La Pietra, Goffredo Fofi, Karin Andersen, Luca Maria Patella, Pino Modica, Lamberto Pignotti, Cesare Pietroiusti, Giovanni Fontana, Emilio Fantin, Gabriele Perretta, Giancarlo Norese, Pier Paolo Coro, Stefano Fontana, Michele Mariano, Pablo Echaurren, Enrico Bentivoglio, Anton Roca, I Santini del Prete, Pasquale Cassandro, Mario Consiglio, Michel Gueranger, Paolo Fabiani, Angelo Ricciardi, Vincenzo Rusciano, Antonio Picardi, Isabella e Tiziana Pers, Giorgio Lupattelli, Raffaele Iannello, Mario Volpi, Giulia Piscitelli, Antonella Mazzoni, Tommaso Tozzi, Roberto Giacomucci, Simone Armelani, Ciro Ricciardi, Gianluca Rosso, Marco Vaglieri, Jack Sal, Armando Tomassoli, Eduardo Alamaro, Rita Vitali Rosati, Matteo Fraterno, Lucia Angeloni, Claude Appaldo, Raymond Halle, Pino Boresta, Brigata ES, Sergio Calatroni, Dario Carmentano, Giovanni Surace, Lia Pantani, Ivano Vitali, Giovanni Mengoni, Antonio Di Pietro, Franco Fiorillo, Luigi Baggi, Rosa Foschi, Enzo Storelli, Giorgia Gìgì, Teodolo Manganelli, Roberto Fugnanesi, Barbara Stefani, Lello Ruggiero, Luciano Ghersi, Mala Arti Visive, Marino Guerritore, Francesco Impellizzeri, Fabrizio Modesti, Patrizia Landi, Maria Sanchez Puyade, Paolo Lumini, Ruggero Maggi, Ada Marcheggiani, Laura Palmieri, Aroldo Marinai, Ferdinando Mazzitelli, Maria Grazia Fiorucci, Claudio Parrini, Gianni Pedullà, Remo Giombini, Liviana Morelli, Raffaele Romano, Roberto Cascone, Mari Iodice, Giovanna Nigi, Mario Pisani, Stefano Peressini, Mimmo Pianese, Luciano Tittarelli, Gruppo Sinestetico, Rapini, Paolo Ravalico Scerri, Salvatore Attanasio Avitabile, Franco Troiani, Aldo Sartori, Marcello Minelli, Piergiuseppe Pesce, Fausto Paci, Nello Teodori, Manuela Corti, Elio Licata, Michele Zappia, Gianni Actis Barone, Isabella Ceccarelli, Giovanni Strada, Elisa Vladilo, Sati, Marilde Mazzacrelli, Samuele Discepoli, Ruggero Luzi, Giovanni Gaggia.

Anche se nella storia, nell’arte, nella religione pochi altri animali hanno avuto un ruolo così importante come l’asino, le caratteristiche che gli si attribuiscono non sempre sono lusinghiere. Eppure Jutta Person, giornalista e studiosa di fenomeni culturali, nel suo libro L’Asino. L’insolito ritratto di un animale straordinario ne delinea i tratti del carattere mostrando quanto sia intelligente questo animale dagli occhi belli, solo apparentemente sciocco, quanto possiamo imparare da lui e “quanto è bello essere asini”. Nella Bibbia appare per la prima volta quando sale con Abramo sul monte Moria con un carico di legna per il sacrificio di Isacco. L’asino è scelto da Mosè per farvi montare la moglie e i figli quando ritorna in Egitto. In un passo del Libro dei Numeri l’asino riesce a ‘vedere’ i segni di Dio e si oppone all’uomo che ottusamente non comprende la sua parola. Detto anche somaro e ciuco è un animale di fatica, di lavoro, impiegato in svariate attività agricole, per il trasporto di merci e persone, per la produzione di carne e per il latte che ha proprietà assai simili a quello della donna. Nell’antichità venivano riconosciuti grandi pregi al somaro e nelle culture africane e orientali è stato oggetto di culto. è un animale molto presente nella pittura e iconografia classica; è raffigurato nei presepi, mentre accompagna la Sacra Famiglia nel viaggio in Egitto, e a dorso d’asino Gesù Cristo fa il suo ingresso a Gerusalemme, ecc.

Il Museo del Somaro è un tributo a questo animale, una figura che meriterebbe, per tante buone qualità, di essere apprezzata e meglio curata. Allo stesso tempo appare come una grande metafora, un affresco a più mani, un luogo dove interrogarsi e riflettere sulle contraddizioni dell’esistenza umana laddove valori e qualità reali spesso vengono sopraffatti e umiliati… come l’asino.

Il Museo del Somaro, ideato da Nello Teodori, è un progetto al quale sono invitati a partecipare artisti visivi, ma anche personaggi del mondo della scuola, dello spettacolo, della letteratura, della critica, della scienza, della politica, del clero, dello sport, ecc. che intervengono con segnalazioni, poesie, studi, ricerche… Numerosi artisti hanno aderito al progetto e sono arrivati contributi di varia natura. La collezione di opere d’arte si è arricchita negli anni e continuerà ad ampliarsi con nuove acquisizioni. Un aspetto significativo delle attività del museo sarà il coinvolgimento dei bambini e delle scuole in genere in progetti didattici.

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