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PENSIERI MICRO E MACRO-COSMICI

Contributo di Raffaella Losapio nei progetti evolutivi ideati ed avviati da Giorgio de Finis dal MAAM al MACRO

Se un albero che cresce rigoglioso produce buoni frutti in abbondanza, realizzando appieno il proprio potenziale interno; al contrario, un albero che si ammala inaridisce fino a morire.
Allo stesso modo, quando le comunità diventano rigide e costrittive, negando ai singoli la libertà di sviluppare la propria originalità, finiscono per inibire se stesse, impoverendo le generazioni future.

Questi non sono concetti filosofici astratti, ma verità tangibili. Perché, dunque, non favorire le condizioni affinché le persone possano esprimere le proprie capacità in progetti innovativi? Appare poco convincente la decisione di interrompere o “regolare diversamente” un percorso già modulato con successo attraverso bandi burocratici. Il direttore artistico Giorgio de Finis ha dimostrato concretamente di saper innescare un’evoluzione culturale positiva in una città complessa come Roma, spesso paralizzata da una gestione manageriale difficoltosa.

Le numerose azioni intraprese sono documentate in cataloghi, video e archivi digitali: un corpus che permetterà agli studiosi di analizzare nel tempo l’impatto scientifico e artistico della programmazione al MACRO ASILO.

Spesso, commissioni predefinite — asservite a politiche culturali o forti interessi economici — pretendono di stabilire con criteri arbitrari chi meriti finanziamenti o visibilità. Questo meccanismo, nel campo della cultura, andrebbe radicalmente aggiornato verso forme più aperte e democratiche. Un’arte filtrata esclusivamente dalle strategie di marketing o dalle macchine istituzionali rischia di diventare sterile, appiattendo il sistema e ignorando, come spesso accaduto nella storia, talenti che solo postumi vengono riconosciuti.

Roma, 30 settembre 2018 – apertura progetto sperimentale MACRO ASILO

Il miracolo della realizzazione personale avviene nella relazione feconda con l’altro: aprirsi alla collaborazione, al valore della generosità e alla contaminazione significa superare il recinto della competizione esasperata. De Finis, con la sua competenza di antropologo, è riuscito a liberare le migliori energie di Roma, trasformando luoghi dismessi o musei privi di vitalità, come il MAAM e il MACRO, in opere vive e flussi creativi incessanti. In questi spazi, figure provenienti da ogni disciplina — dalla fisica all’astrofisica, dalla danza alla filosofia — si sono alternate in una sperimentazione totale.

Filosofi, docenti, artisti, musicisti, registi, scienziati, fisici, astrofisici, giornalisti, curatori, scrittori, danzatrici professioniste, ricercatori provenienti da diverse discipline, si sono alternati in lectio magistralis, conferenze, video, musica, autoritratti, residenze d’artista e in tutte le pratiche possibili della sperimentazione.

In particolare, durante la mia residenza nell’Atelier, ho respirato atmosfere che mi hanno riportata alla London Biennale (2000-2004). Sebbene l’esperienza londinese fosse più trasgressiva, la “Città Eterna” ha saputo accogliere, pur con le sue prudenze, uno degli esperimenti più coraggiosi degli ultimi trent’anni.

26 giugno, inizio lavori all’Atelier

All’inizio della mia settimana di lavoro al MACRO ASILO, dal 25 al 30 giugno 2019, che comprendeva l’Atelier e l’Autoritratto alla sala cinema, oltre a fornire i miei dati personali, firmare il “vademecum”, la liberatoria, gli assistenti mi hanno informato sull’impossibilità di fare questo o quello nell’Atelier, quindi ho avvertito un senso di impedimento, ma ho subito reagito cambiando prospettiva.
Anche se mi sono sempre rifiutata di chiedere ad artisti, provenienti da varie nazioni europee ed extraeuropee per diversi anni a Studio.ra, di firmare contratti o dichiarazioni liberatorie, permettendo loro persino di dipingere con colori acrilici scuri direttamente sui muri perfettamente bianchi, ho compreso ed accettato pienamente il rispetto delle regole inteso come aiuto e non come limite. E’ giusto e corretto stabilire ed osservare delle direttive in un ambiente pubblico museale.

30 giugno, Atelier – Foto © Giovanni De Angelis

L’attività nel mio Atelier, dal titolo “Insieme nell’arte e nello Spazio”, è stata intensa e sfidante: alle alte temperature di giugno si sono aggiunti i cronici disagi dei trasporti, gli scioperi e persino le scosse di terremoto avvertite a Roma. I tempi sono stati serrati, specialmente durante lo smantellamento dello studio, ma l’efficienza e la piena collaborazione di tutto il personale hanno reso possibile il successo dell’iniziativa.

Così come accade nella trasparenza dell’Atelier, anche a Studio.ra opero abitualmente davanti a una vetrina affacciata sulla strada, cercando di condividere l’esperienza artistica con i passanti che attendono nervosamente l’autobus. Al MACRO ASILO, tuttavia, ho riscontrato una differenza sostanziale: qui le persone non hanno fretta, non sono solo di passaggio. Arrivano in museo con entusiasmo e con il tempo necessario per approfondire, scoprire il modus operandi degli artisti e interagire con il processo creativo.
Si è aperto così un mondo di scambi profondi, fatto di storie e vissuti personali, con visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Coinvolgerli direttamente, offrendo loro un pennarello e il supporto per contribuire a un’installazione partecipativa, li ha trasformati istantaneamente da spettatori a parte attiva di un processo creativo dinamico e collettivo.

visitatori Atelier

Anche nell’Autoritratto alla Sala Cinema ho cercato di superare l’egocentrismo tipico dell’artista per entrare in circolo con gli altri. Una felicità solitaria mi è inimmaginabile. Ho condiviso questo momento con i professionisti con cui collaboro da tempo, descrivendo le direzioni in cui si muove la mia energia creativa:

Studio.ra, associazione culturale senza scopo di lucro, da me fondata e diretta dal 2006. Un laboratorio internazionale in continuo divenire aperto alla ricerca e alla sperimentazione artistica attraverso le nuove tecnologie della comunicazione

1F Mediaproject.net, blog internazionale online, creato dopo la deludente esperienza come editore di una precedente testata culturale online.

Art#letter luogo operativo di Servizi per l’Arte a Milano, che affianca il lavoro romano all’Appio Latino-San Giovanni dell’Associazione di Studio.ra / 1F Mediaproject.

– Sperimentazione personale: un percorso versatile che spazia dalla pittura al video, dal mosaico all’arte digitale.

Quanto descritto potrebbe sembrare eccessivo, ma svolgo questi lavori con versatilità, perseveranza, nei limiti del possibile.

Prima di entrare nello specifico nel percorso artistico e alle motivazioni che m’inducono a proseguire senza desistere, vorrei accennare alla performance “Figli delle stelle” che ho improvvisato nel corso dell’Atelier (video: https://youtu.be/HQkguOGUvrI).

Per più di dieci anni ho seguito da vicino e invitato David Medalla a Studio.ra, dove hanno sempre confluito anche gli artisti storici della London Biennale da lui fondata nel 1998. Secondo Medalla “la London Biennale è un libero festival itinerante delle arti “fai-da-te”, aperto a tutti i creativi del mondo senza restrizione di età, genere, orientamento sessuale, etnia, nazionalità e linguaggio artistico”.
Questo eclettico artista filippino, cittadino del mondo, è un pioniere dell’arte bio-cinetica, della Land Art, dell’arte partecipativa e della Live art. Ha dato una serie di lezioni sulla “cultura globale” al MOMA, dal 1974 al 1977 è stato presidente di Artists for Democracy e direttore di importanti centri culturali a Londra.

30 giugno, 2019, Installazione nella grande sala dell’Atelier  – Foto © Giovanni De Angelis
L’Azione Performativa all’Atelier #4
Senza averlo stabilito rigidamente a priori, l’ambientazione che avevo costruito delineava già uno scenario preciso:
  • Un’installazione dominata sullo sfondo dalla maestosa Stazione Spaziale Internazionale;
  • Un tappeto blu che tracciava il punto di fuga verso l’International Space Center nella sala principale;
  • Un sistema di illuminazione già perfettamente calibrato.
Spinta dall’intuizione che in quel contesto ogni cosa fosse possibile, avevo portato con me costumi argentati e una parrucca viola. L’unico imprevisto era l’esaurimento delle foglie d’argento che stavo utilizzando per completare “Verso su”, l’opera centrale destinata al cubo di vetro durante la residenza. Riflettevo tra me: “Argento, dal latino argentum, significa brillante: è luce, l’elemento essenziale dello spazio infinito”.
Proprio mentre un passante mi suggeriva che «l’oro va sempre bene», decisi di indossare il costume spaziale ispirato al Tenente Ellis (Gabrielle Drake) della serie UFO.
Una volta completato il travestimento, sentii l’impulso di coinvolgere gli artisti giapponesi di PAM, a cura di Carlo Gori, per una performance improvvisata. Il caso volle che in quel momento fosse presente anche Giorgio de Finis: quando si voltò verso di me, entrambi avemmo un sussulto di sorpresa davanti a quella visione quasi onirica. De Finis, ripresosi prontamente, mi chiese dove fossi diretta e invitò il gruppo a seguirmi per scoprire cosa stessi orchestrando. Armato della sua cinepresa da videomaker, mi scortò fino all’Atelier #4 al secondo piano, accompagnato dalla curiosità degli artisti giapponesi.
28 giugno 2019, R. Losapio “Figli delle stelle” – Foto © Marco Ottai
Mi avvicinai alla scatola contenente le foglie d’oro per staccare, frammentare e diffondere quella polvere cosmica dorata, lanciandola prima verso l’alto e poi sugli spettatori presenti.
Il mio intento era disperdere ovunque particelle di polvere interstellare, illuminate dai raggi di luce, per simboleggiare la nascita di nuova vita e la formazione di stelle e pianeti nel nostro macrocosmo.
28 giugno 2019, R. Losapio performance “Figli delle stelle” – Foto © Marco Ottai

Per concludere l’azione, in omaggio a David Medalla — pioniere della performance partecipativa negli anni ’60 a Londra — decisi di offrire a tutti i presenti la “scatola magica” contenente la polvere interstellare. Gli artisti nipponici non esitarono a entrare attivamente in scena, partecipando al rito e portando la performance a una chiusura corale e gioiosa.

28 giugno, conclusione performance “Figli delle stelle” con gli artisti di PAM
Dalla luce di Roma allo Spazio: le radici della mia ricerca
Prima di concludere queste riflessioni, desidero soffermarmi sulle ragioni profonde del mio interesse per la luce e per l’immaginario degli Space Explorers. Le navicelle spaziali rappresentano per me il vettore ideale per superare i limiti umani, un tema che si traduce visivamente nell’uso del bianco, dell’argento e dei neon flex all’interno delle mie sculture e dei miei dipinti.
Questa tensione verso il cosmo nasce da un preciso mutamento biografico. Dopo aver vissuto nel grigiore di Milano, mia città natale, durante il boom economico degli anni ’60 e ’70, scelsi di trasferirmi a Roma, attratta dalla straordinaria luminosità dei suoi cieli. Questa folgorazione cromatica mi portò a battezzare il mio spazio espositivo Studio.ra: un nome che unisce le mie iniziali al dio del sole, Ra, simbolo di una luce generatrice che permea ogni mia creazione.
autoritratto
È stato inevitabile restare affascinati dai misteri della luce, intesa come fonte di vita che ci connette all’universo. Esiste un paradosso affascinante: la luce, che ci permette di percepire il mondo interagendo con la materia, rimane essa stessa invisibile.
Attraverso il cambiamento del suo spettro cromatico, la luce ci svela il movimento delle stelle, permettendoci di esplorare il passato per decifrare il presente e intuire il futuro. Sebbene la sua velocità nel vuoto — circa 300.000 chilometri al secondo — rappresenti per noi un limite insuperabile, su scala cosmica questo movimento appare quasi lento. È qui che entra in gioco la relatività: il tempo rallenta progressivamente man mano che ci si avvicina a quella soglia estrema, aprendo orizzonti che la mia ricerca artistica tenta di restituire visivamente.
“To the moon and back”, R. Losapio, 2019 – Foto © Marco Ottai

Il mio coinvolgimento con il mondo dell’astronautica ebbe inizio oltre vent’anni fa, quando realizzai numerosi dipinti e poster in occasione di “Art & Space” a Milano. L’evento si svolgeva nel contesto degli “Incontri con gli Astronauti 2000” per il Congresso dell’ASE (Association of Space Explorers), posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.

Astronauti nel 2000-Milano, Raffaella Losapio, Jerry Linenger, Anatoli Soloviov, Franco Malerba, Valery Tokarev
L’Eroismo dello Spazio e la Ricerca Contemporanea
Ammiro gli esploratori spaziali per la loro vocazione eroica a spingersi “oltre”, nel lodevole intento di operare per il progresso dell’umanità. Nello spazio, essi sviluppano tecnologie d’avanguardia e conducono esperimenti in microgravità che permettono di studiare farmaci dalle nuove composizioni molecolari; le ricadute pratiche e i benefici economici della ricerca spaziale nella nostra quotidianità sono, infatti, tanto frequenti quanto fondamentali.
Attualmente, la mia ricerca si focalizza sui concetti di fisica e astrofisica, dove sviluppo una creatività volta a rappresentare le energie cosmiche: traiettorie dinamiche, interazioni e collisioni di particelle studiate negli acceleratori del CERN. La forza impressa alle pennellate e la luminosità dei neon rievocano l’energia degli eventi quantistici, evidenziando il mio costante impegno nel voler svelare, attraverso il dialogo tra arte e scienza, i misteri più profondi dell’universo.
(Roma, 18 luglio 2019)

INTERVISTA A GIORGIO DE FINIS – MAAM – ROMA

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Raffaella Losapio

Raffaella Losapio

Born in Milan and now Roman by adoption, after a period of training and work in the department of advertising, communication and marketing, she graduated from the Art Institute of Castello Sforzesco in Milan, and attended the Academy of Fine Arts Urbino and international courses in Venice, specializing in graphics and printmaking techniques (etching, stone lithography and screen printing).
Since the late ’80s is present in Rome as a founder of the print magazine “l’OCCHIO SU ROMA”.
In the years 2000 | 2001 participates in Milan ART & SPACE, in the context of meetings Astronauts in 2000, of ASE Congress, placed under the patronage of the President of the Italian Republic (www.raffaellalosapio.com/2001/06/02/incontri).
From 2002 to 2005 he participated in numerous solo and group exhibitions in Italy and abroad, offering thematic and studies on the speed of the cars, on Space flight, on the figure of the astronaut and android.
Since 2006, he founded and directed in Rome STUDIO.RA (www.studiora.eu), place of meetings and events. In 2008 he founded ART A PART OF CULT(URE), sole proprietor of an online publishing project, conceived by Co-Founder ESOB138 IG 29/30 (Giampaola Marongiu & Raffaella Losapio).
In January 2010 he founded 1F MEDIAPROJECT (www.1fmediaproject.net), a new-media art project, a geo-art international network in English, which provides essential reading, global and diversified, and is supported by STUDIO.RA.