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ANDREA SCHIAVO – ACCADDE NEL LONTANO 2025 | ALBATROS 2010

Accadde nel lontano 2025 di Andrea Schiavo

Andrea Schiavo
Accadde nel lontano 2025
Ed. Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma 2010

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Testo di Vittoria Biasi

L’autore, Andrea Schiavo, colloca il racconto Accadde nel lontano 2025 in un tempo futuro tra il 2025 o il 2035. Lo spostamento degli eventi in un segmento temporale invisibile/reale è un’operazione complessa per la rilettura di un periodo, ipotizzando cambiamenti e traendo la regola delle trasformazioni tra i segni celati di un vivere, guidato dalla consapevolezza che una maggioranza, costituita da un numero superiore di individui,  non sempre persegue o mette in atto il bene! La storia è governata dal mistero del numero, che per  l’artista Mario Merz è la centralità della sua poetica, che si sviluppa attorno alla serie Fibonacci, alle eterne relazioni tra i differenti livelli del reale.

Un silenzioso schema numerico, quantistico (come nella storia della luce) governa la narrazione di Andrea Schiavo che guarda il presente con gli occhi della sua futura età. Tra gli anni del 2025 e 2035, quando la crisi contemporanea sarà stata superata, il mondo, misteriosamente ordinato, scorrerà su regole e organizzazioni che hanno il fondamento nella forza delle Associazioni, che sono incubatrici di talenti. La composizione della società a venire riecheggia un trascorso storico, in cui gli uomini e i gruppi, consapevoli del ruolo e della responsabilità, amavano discutere su ciò che poteva essere meglio per la societas.  Il concetto di uomo racchiudeva valori di onestà, saggezza, conoscenza, eticità profonda. La visione del futuro capovolge la clessidra del potere che si sposta tra masse consapevoli, in cui è prioritaria l’onestà, il senso di responsabilità, la capacità di agire. Nella società del 2025, un compito importante è attribuito al giornalismo, alla capacità di approfondire i fatti e svelarne le deviazioni come, nel passato avevano fatto gli ideatori di programmi come Report, Mi manda RAI Tre, Striscia la notizia. L’autore ricorda l’impegno dei giornalisti nel denunciare soprusi, truffe, bugie del potere, paradossi della burocrazia. La squadra del rinascimento, come Andrea schiavo la denomina, dovrebbe realizzare una sorta di rivoluzione culturale coadiuvata dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura, organi portatori d’idee non violente.

La storia del nuovo rinascimento analizza la condizione dei settori sociali riflettendo su scelte dettate dal buon senso, che divengono la terapia del problema. L’autore espone la condizione degli ospedali, della scuola, della giustizia, dell’ambiente, del rinvio a giudizio dei parlamentari, delle carriere politiche, delle licenze e dei settori, che articolano, compongono l’organizzazione sociale. La descrizione degli scenari non comprende i prestanome dell’ingrato periodo, attori comprimari di una teatralità del potere, che, sul labile e abile filo della legalità, occulta macchinazioni perfide. L’autore, con consapevolezza storica e sociale, percorre il proprio sentimento verso la famiglia, che vive e respira un contesto sociale, storico, culturale. La scrittura della porzione di mondo procede con forme autentiche e meditate, distanti dalle espressioni pulsionali, che, depositarie di verità, rivendicano ingiustizie, torti sociali.

Andrea Schiavo è disponibile ad uscire di scena, allontanarsi con la moglie compagna di vita, per dare spazio ad altre voci, quelle di storici, filosofi, umanisti che hanno lasciato la grande eredità del pensiero. In Accadde nel lontano 2025 si assiste ad un interessante stile metodologico. L’autore, superando percorsi e nessi tradizionali per introdurre citazioni, adagi o espressioni popolari, ‘invita’ i pensatori ad intervenire in modo diretto nel testo. Bertrand Russell parla accanto ad Einstein, o a Confucio o a Blaise Pascal, che dice “tutte le massime ci sono già: resta solo da applicarle”. La frase di Pascal apre un doppio percorso di analisi, da una parte scorre il binario del poter e dei gregari, che seguono il detto di Pulcinella “Attacca ‘o ciuccio addò vo ‘o padrone”, cui fa da sottotesto lo scritto del giornalista Francesco Gavazzi che associa l’Italia ad un meccano inceppato. In altra direzione procede la linea di coloro che cercano una strada di giustizia naturale. E’ interessante l’attraversamento di Pulcinella che sdrammatizza il peso del pensiero, della responsabilità con la saggezza napoletana, con la praticità della vita.

Tra gli interpreti della storia vi è la figura di Marianda Gras, la medium che ha rievocato i fantasmi dei saggi, invitandoli a partecipare alla riflessione e che conclude il racconto con un testamento spirituale per il futuro della famiglia Slave, protagonista del storia. Questo capitolo propone la grande questione tra l’essere e l’apparire, tra la popolarità della comunicazione e un richiamo a riflessioni sull’essenza della vita e sul come collocarsi nel tempo: quest’ultimo invito trova conclusione nelle parole di Ulisse ai suoi uomini “Fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”.

Cercare il messaggio dell’opera è quasi inevitabile. Apprezzo l’impegno dell’autore a non cedere il proprio tempo o la propria cultura al tritacarne contemporaneo, ma cercare la collaborazione dei saggi per rintracciare il sistema su cui continuare a edificare un percorso di ampio raccordo sociale. Un pensiero ingegneristico vuole proporre, attraverso un progetto letterario, un’architettura culturale, la possibilità di esserci, senza facili ottimismi. Lo stesso autore si allontana dal genere di scrittura pubblicitaria, di facile vendita, fondata su denigrazioni o esaltazioni, scegliendo la saggezza storica consapevole che quando la forma scompare, la radice rimane. In tal senso il libro è una sorta di invito al rede in te ipsum, dove esistono verità e  forza, che i clamori sterili non possono sfiorare.

Credo che l’esperienza culturale della vita, la professionalità acquisita nel rapporto con gli altri, abbia ispirato un’opera che si colloca ‘oltre’ un presente e, con spontaneo controllo,  pone passato e futuro sullo stesso piano, in perenne dialogo, secondo uno schema numerico in cui risiede la via d’uscita.

Vittoria Biasi
Visual Art Editor


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