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MORTO L’ARTISTA VINCENZO CECCATO RAPPRESENTANTE ORIGINALE E PROLIFICO DELLA REALTA’ SPERIMENTALE ROMANA E ITALIANA

Vincenzo Ceccato si è congedato dalla scena dell’arte sperimentale con quel silenzio e quel garbo aristocratico che, come sottolineato da Vittoria Biasi, ne hanno sempre contraddistinto l’esistenza. Romano di nascita, si è formato all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Franco Gentilini, radicando la propria ricerca nelle avanguardie degli anni ’60 e ’70.
La sua carriera è legata a momenti fondativi dell’arte romana, dalla collaborazione con il “Gruppo Altro” di Achille Perilli alla fondazione dell’associazione “L’Altrarte” con Claudio Bianchi. Quest’ultima rappresentava un vero manifesto ideale: un sogno di liberazione volto a istituire parametri meritocratici e a promuovere la nascita di musei circoscrizionali sotto l’egida del C.R.A.
Dagli anni ’90 a oggi, il suo percorso è stato costellato di tappe prestigiose: le esposizioni al Castello di Genazzano (1996) e al Trevi Flash Art Museum (1997), a cura di Giancarlo Politi e Paolo Nardon, fino al ruolo di protagonista nella stagione degli Studi Aperti a Roma. Ha collaborato con le gallerie Romberg e Monogramma, mantenendo un costante sodalizio artistico con Studio.ra di Raffaella Losapio e partecipando a diverse edizioni della London Biennale al fianco del leggendario David Medalla.
In un’evoluzione estetica incessante, Ceccato ha esplorato ogni linguaggio: dalla pittura digitale alle installazioni con neon e teche, dalla videoarte alle serigrafie su plexiglass. La sua poetica, sintesi perfetta tra arte, scienza, fisica e cosmologia, ha dato vita a opere iconiche come la performance “Il Giardino dei veleni” (Teatro Sala 1) e l’installazione “L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce”, da cui sono nati i mediometraggi Labyrinth e Ora x-Scacco matto.
Anche negli ultimi anni la sua attività non ha conosciuto soste. Nel 2019 ha tenuto un atelier al MACRO Asilo su invito di Giorgio de Finis; nel 2020 ha donato due opere al MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove). Nonostante le restrizioni della pandemia, ha continuato a produrre con vigore, partecipando ad aste presso Babuino e Bertolami Fine Art, ultimando nuove commissioni e realizzando con la danzatrice Rossana Abritta un video-progetto per il suo studio RO.MI. contemporary art.
Attualmente è in preparazione un prestigioso Catalogo Ragionato che ripercorrerà la sua intera produzione. La sua ricerca, focalizzata su sagome e profili disposti in sezioni spaziali dalla tridimensionalità luminosa, lo conferma tra le figure più originali a cavallo tra i due secoli.
Oggi, sorpresi e impreparati dinanzi al suo “passaggio”, ci rifugiamo nei segni che ci ha lasciato: profondi, infiniti mondi paralleli in cui forse lui si aggira, osservandoci dal silenzio del cosmo. Con Vincenzo abbiamo condiviso sguardi capaci di andare oltre le apparenze; continueremo a far vivere la sua eredità proseguendo quel cammino nell’arte che resta, ancora oggi, il suo regalo più grande.

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di Gianfranco Evangelista
Da anni Vincenzo Ceccato prosegue una ricerca tutta personale basata sull’uso di mezzi e materiali nuovi e inusuali, come il neon, l’applicazione di varie tecniche fotografiche, il video, l’installazione, la performance teatrale, il plotter painting, la serigrafia su vetro e plexiglass, in una visione tecnologica del futuro, che vede l’uomo progressivamente cedere il passo ad altre realtà, concezioni dello spazio e dimensioni in cui la fisica e la cosmologia plasmeranno la sua figura, il suo essere e la natura che gli sta intorno, in una artificiale visione dell’esistenza.
Nelle sue opere, la serialità delle immagini riprodotte e il loro dispiegarsi sulla superficie come in un vuoto prospettico, senza riferimenti reali e animati, ci introduce come nell’antro di un mago scienziato, zeppo di naturalia e artificialia, in una Wunderkammer dove tutto è contraffatto e strutturato all’interno di una pirotecnica Camera delle meraviglie futuristica. Qui tutto è inscatolato, impacchettato in uno spazio asettico, quasi le figure fossero tanti insetti diafani e farfalle sottili spillate su superfici pastello entro bacheche trasparenti, imprigionate e crocefisse quali forme residuali di un remoto passato su griglie trapezoidali, per la gioia e le occhiate avide di collezionisti guardoni di un lontano futuro. I colori usati per registrare le sagome quasi esclusivamente femminili e così replicate da diventare segno) sono sempre freddi, pallidi e algidi nella loro essenzialità, contribuendo così all’idea di una catalogazione della vita piatta e uniforme così come la concepiamo oggi, su questo nostro pianeta.
Soldatini allineati in righe ordinate, tutti in fila in una visione che preconizza l’avvenire della nostra epoca in una prospettiva che ci riporta alle inquietanti immagini della Metropolis di Fritz Lang. La mutazione umana verso un’entità artificiale, attraverso la scienza e la trasformazione della materia, ripercorre anche il rapporto tra uomo e robot, descritto per la prima volta nel romanzo R.U.R. dello scrittore ceco Karel Capek. Le creazioni visionarie di Lang e Capek, insieme alle fantasie del regista russo Vsevolod Mejerchol’d, che propendeva verso una prefigurazione dell’arte teatrale nel senso di un attore funambolico biomeccanico, sono le fondamenta proprie dell’opera e della ricerca artistica di Vincenzo Ceccato.
Con queste basi risulta evidente che l’ideazione, nell’opera dell’Autore, si pone alle origini delle avanguardie storiche del Novecento, derivandone una propria personale rilettura, così come la presenza attiva nella creazione scenica e nelle esperienze di interventi, azioni e performances teatrali, dove le immagini fisse diventano manichini addobbati o si tramutano in ballerini viventi di una coreografia siderale, avvicinano Ceccato ai lavori del Gruppo Altro di Achille Perilli, valido, questo, come riferimento anche per la nascita del gruppo intorno a lui degli artisti di Dimensione Altra, alla fine di quel decennio, gli anni ’70, così prolifico per tutte le arti, soprattutto a Roma.
La ripetizione, l’affastellamento quasi da catena di montaggio e la sovrapposizione delle silhouettes in un’atmosfera rarefatta, il loro proporsi come spauracchi, una collezione di automi connotati da una fissità spettrale, quasi fossero Golem riportati in vita dalla passione alchemica del negromante Autore, non si propone come qualcosa di pauroso o, peggio, minaccioso, ma come semplice evocazione di un medium allegro e giocoso, raccoglitore di storie, di identità nascoste e sconosciute.
A volte il bianco e le varie tonalità dell’azzurro si fondono ad un intenso blu cobalto, altre volte ad essi si sovrappone un acceso arancione e sempre tutto si mescola come flash di colore su fondali monocromatici a formare ombre e contorni, a volte fosforescenti, sinuosi come fantasmi soffusi di nebbia.
Questa ricerca sul colore, attraverso la fotografia serigrafica su plexiglas, con le sue figure di derivazione umana o umanoide, sagome e profili ritagliati, disposti in sezioni spaziali come in una tridimensionalità prospettica, rimanda a soglie di altri mondi, porte devianti verso altre dimensioni.

In archivio anche testi di Gabriele Perretta (teorico del Medialismo), Vittoria Biasi, Barbara Martusciello, Mike Watson, ed altri storici dell’arte.

www.romiart.net  sito web del suo studio e luogo espositivo. Vincenzo Ceccato da molti anni aveva aperto il suo studio a vari artisti. Dal 2014 abbiamo organizzato 4 edizioni di Amaci, due di Roma Artweek e il 2-3 maggio 2016 le performances dell’inaugurazione della London Biennale con la presenza del fondatore David Medalla e del coordinatore della LB Adam Nankervis.
Un punto di riferimento per l’Arte Contemporanea a Roma.

 

 

 

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The Author

Raffaella Losapio

Raffaella Losapio

Born in Milan and now Roman by adoption, after a period of training and work in the department of advertising, communication and marketing, she graduated from the Art Institute of Castello Sforzesco in Milan, and attended the Academy of Fine Arts Urbino and international courses in Venice, specializing in graphics and printmaking techniques (etching, stone lithography and screen printing).
Since the late ’80s is present in Rome as a founder of the print magazine “l’OCCHIO SU ROMA”.
In the years 2000 | 2001 participates in Milan ART & SPACE, in the context of meetings Astronauts in 2000, of ASE Congress, placed under the patronage of the President of the Italian Republic (www.raffaellalosapio.com/2001/06/02/incontri).
From 2002 to 2005 he participated in numerous solo and group exhibitions in Italy and abroad, offering thematic and studies on the speed of the cars, on Space flight, on the figure of the astronaut and android.
Since 2006, he founded and directed in Rome STUDIO.RA (www.studiora.eu), place of meetings and events. In 2008 he founded ART A PART OF CULT(URE), sole proprietor of an online publishing project, conceived by Co-Founder ESOB138 IG 29/30 (Giampaola Marongiu & Raffaella Losapio).
In January 2010 he founded 1F MEDIAPROJECT (www.1fmediaproject.net), a new-media art project, a geo-art international network in English, which provides essential reading, global and diversified, and is supported by STUDIO.RA.

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